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giovedì, 15 Ottobre, 2026

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Esther “Etty” Hillesum, rifiutò di salvarsi, seguendo il destino del suo popolo

Ogni anno, in occasione della Giornata della Memoria, spesso si parla di volti, figure storiche, testimonianze di persone che hanno vissuto uno dei capitoli più bui della nostra storia. La ricorrenza ha infatti la funzione di mantenere il ricordo, di non dimenticare quello che è accaduto così che non si ripeta in futuro.
Una volta arrivata la mezzanotte però è facile mettere tutto in un cassetto in attesa del prossimo anno. Così per i successivi 364 giorni continuiamo con le nostre vite ignorando come l’estremismo, l’intolleranza e l’oppressione non siano concetti così lontani, rimasti indietro insieme al passato.

Per questo, è importante avere la voglia di continuare a parlarne e a ricordare. Oggi lo faremo mediante la figura di Esther “Etty” Hillesum, scrittrice olandese vittima dell’olocausto.

Una ragazza vitale e curiosa, autrice del “Diario 1941-1943”, edito da Adelphi, curato da Jan Geurt Gaarlandt e tradotto in italiano da Chiara Passanti.

Etty cominciò a scrivere il diario all’età di ventisette anni e non raccontò solo gli anni drammatici della Shoah ma anche della sua vita prima, “è il percorso di un’anima che vede il bello in ogni cosa e a dispetto di ogni cosa, vive fino in fondo” scrive Cettina Caliò parlando di Hillesum “Le sue pagine, nonostante la sua tragica conclusione, sono un percorso di luce della consapevolezza di sé e del mondo”.

Esther Hillesum, soprannominata Etty, nacque nel 1914 a Middleburg, in Olanda. La sua famiglia apparteneva alla borghesia intellettuale ebraica, era composta dal padre, uomo schivo e silenzioso dotato però, di senso dell’umorismo; la madre di origine russa con una personalità forte e passionale; il fratello maggiore, studente di medicina che venne ricoverato in alcuni istituti psichiatrici e il secondo fratello, talentuoso musicista e anch’esso labile mentalmente.

Etty voleva diventare scrittrice, si era laureata in Giurisprudenza ed era una ragazza affamata di conoscenza: leggeva Rilke, Dostoevskij, la Bibbia e studiava lingue slave e letteratura all’università di Amsterdam. Era ebrea non praticante e aveva una grande passione per la psicologia junghiana, nel 1941 conobbe Julius Spier, fondatore della psicochirologia, fu prima sua paziente, poi sua segretaria e infine, cominciò ad intrattenere una relazione con lui.

Nel 1942, quando iniziarono i rallestramenti, gli arresti, il terrore, i campi di concentramento, Etty lavorava come dattilografa presso una sezione del Consiglio Ebraico (organismo nazista per stabilire chi fosse idoneo ai campi di lavoro), ed è grazie a questo impiego che evitò l’internamento a Westerbork ma a lei non importava, rifiutò sempre le offerte di alloggi per nascondersi e decise, forte delle sue convinzioni umane e religiose, di condividere la sorte del suo popolo. Voleva assistere gli internati nelle ore in cui dovevano prepararsi al trasporto. Era convinta che «un cuore pensante» dovesse sopravvivere al disastro, a qualunque costo.

Qualche settimana più tardi Etty si recò a Westerbork di sua spontanea volontà per aiutare i malati nelle baracche dell’ospedale. Vi ritornò più volte, fino a stabilirvisi definitivamente. Nonostante fosse perfettamente consapevole del dramma che si stava consumando, la sua voce diventò sempre più limpida e sicura e riuscì a mantenere lontano ogni sentimento di odio nei confronti dei carnefici. Etty pensava che sarebbe bastato un solo tedesco “buono”, e quest’unico tedesco avrebbe meritato di essere difeso, perché grazie a lui non si avrebbe più avuto il diritto di riversare l’odio su un popolo intero e di prendersela con Dio.

Arrivò però il giorno nel quale anche lei e la sua famiglia vennero imprigionati nel campo di concentramento di Auschwitz, e fu in quel luogo che nel novembre 1943, all’età di 29 anni, morì assieme ai suoi familiari.

Il suo diario, composto da otto quaderni, fu consegnato da lei stessa all’amica Maria Tuinzing prima della partenza verso il campo. Le chiese di portarli allo scrittore Klaas Smelik, nel caso in cui lei non avesse fatto ritorno, con la preghiera di curarne la pubblicazione.


https://it.gariwo.net/giusti/shoah-e-nazismo/etty-hillesum-15620.html

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