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giovedì, 8 Ottobre, 2026

fondato e diretto da Paola Severini Melograni

La X edizione del nuovo Cinema ebraico a Berlino

Compie in questi giorni dieci anni il Festival del nuovo cinema ebraico nato sulla scorta di quello di Berlino per merito della sua fondatrice, Nicole Galliner, che già in passato, era il 1998, è riuscita a portare alla ribalta internazionale l'indimenticato “Train de vie” del regista francese Radu Mihailenau, prima che il suo collega italiano Roberto Benigni gli rubasse i riflettori con il trionfante successo planetario di “La vita è bella”, forse meno meritevole, malgrado gli Oscar, ma più furbo e scanzonato.
Ventuno i film selezionati per questa edizione, tra cui il poetico e nostalgico “Wondrous Oblivion” (Meraviglioso oblio) di Paul Morrison, ambientato nella swinging London degli anni '60. Cavalcano l'eterno conflitto isarelo/palestinese, invece, “My Architect” di Nathaniel Kahn e “Behind Enemy Lines” di Dov Gil/Har; quest'ultimo documenta il viaggio in Israele e Palestina di due amici, un poliziotto israeliano e un giornalista palestinese. Drammatico e ricco di spunti emotivi il documentario di David Ofek, “No. 17”, che ripercorre la tragica vicenda di un attentato a un autobus a Tel Aviv che nell'esplosione fece 17 vittime, una delle quali non venne identificata. Ofek riesce con una vera e propria indagine a restituirgli un'identità.
Presente a questa piccola ma interessante rassegna anche il vincitore di due Orsi d'Argento all'ultimo Festival di Berlino, “El Abrazo Partido”, dell'argentino Daniel Burman, storia di un ricongiungimento tra padre e figlio, ancora visibile sui nostri schermi. M.T.

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