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venerdì, 16 Ottobre, 2026

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Rapporto Caritas su povertà ed esclusione sociale, Card. Zuppi: la povertà un valore sballato nell’organismo del nostro Paese

Pubblichiamo di seguito il testo del videomessaggio inviato dal Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, in occasione della presentazione del Rapporto su povertà ed esclusione sociale dal titolo “L’anello debole”, curato da Caritas Italiana.

Desidero ringraziare innanzitutto la Caritas per questo Rapporto che aiuta tutti, non soltanto la Caritas, a capire e a spiegare agli altri quello che fa, a rendersi conto di quello che si fa già e che dobbiamo fare tutti, perché sia anche lo stimolo a fare di più.[…]

Dati, non parliamo di previsioni, di ipotesi, ma di dati. […] Il Rapporto non ci può far continuare come prima. È come se a me dicessero: “Guarda, tu hai i valori sballati”, allora devi andare dal medico e ti fai curare. Questi valori sono sballati, perché vedere che quasi sei milioni di persone sono in povertà assoluta è un valore sballato nell’organismo del nostro Paese, che richiede quindi, ovviamente, dei cambiamenti, delle terapie, delle scelte, perché secontinuiamo ad avere un dato così tutto l’organismo si ammala. Non è un problema di quelle persone per cui cerchiamo di fare qualche cosa, è anche una difesa di tutto l’organismo. […]

Alcuni dati che mi hanno molto colpito sono quelli che riguardano il problema dei giovani, del sud, dell’educazione, cioè di come la povertà diventa ereditaria. […] I dati che ascolterete sui giovani e sulla povertà intergenerazionale sono davvero preoccupanti e richiedono a tutti quanti noi di fare qualche cosa perché l’educazione non è soltanto quella in termini tecnici, cioè di aiutare, quella di don Milani, quella di dare la parola, di aiutare a non essere esclusi dalla scuola […] ma è anche l’investimento sulla persona, la rete di educazione che è quel famoso villaggio che almeno le nostre comunità devono rappresentare e rappresentano per chiunque. […] C’è poi l’educazione che non viene garantita e che perpetua, quella che è quasi come una povertà ereditaria. Per questo c’è una dimensione che viene sottolineata, la dimensione sociale, la territorialità, la rete che si deve ricreare. Io penso che questo sia un grande compito delle nostre comunità e quindi delle Caritas […]. Un’ultima cosa che mi ha colpito – e speriamo che il governo sappia affrontarla con molto equilibrio – è il problema del reddito di cittadinanza che è stato percepito da 4,7 milioni di persone, ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti. Quindi c’è un aggiustamento da fare ma mantenendo questo impegno che deve essere così importante in un momento in cui la povertà sarà ancora più dura, ancora più pesante e rischia di generare ancora più povertà in quelle fasce dove si oscilla nella sopravvivenza, […].

Nei momenti di crisi, a maggior ragione, dobbiamo mostrare che cosa significa essere cristiani. E questo richiede due cose: avere un cuore pieno dell’amore di Cristo e, proprio per questo, riconoscere Cristo e avere noi un cuore pieno di amore per i tanti “poveri cristi “che incontriamo nelle nostre strade, che andiamo a trovare nelle case e che devono trovare un porto nelle nostre comunità.

Buon lavoro!

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