In Piemonte sono 975 i destinatari dello “Sportello lavoro carcere” un progetto cofinanziato dai fondi strutturali dell’Unione Europea che prevede attività mirate all'inclusione socio-lavorativa per coloro che è privato della libertà personale nel tentativo di offrire un sostegno concreto per riconquistare la propria autonomia, favorendo anche il recupero della dignità personale.
Il progetto ha coinvolto tutti e 14 gli istituti carcerari piemontesi. Ai tirocini formativi hanno preso parte 206 persone e di queste, 75 hanno ottenuto un contratto. Le attività sono erogate dagli operatori negli istituti tramite appuntamenti concordati.
“Lo chiedono i detenuti che abbiamo incontrato durante le nostre visite nei penitenziari – sottolinea Francesca Frediani, consigliere regionale. -. E lo chiediamo anche noi. Consapevoli che la ricostruzione di un’identità socio-lavorativa è il primo tassello per abbassare il tasso di recidiva. Dando respiro alle carceri e recuperando delle vite umane”.
L'obiettivo del progetto è la diminuzione del tasso di recidiva che in Italia è alto: a fine 2021 dei detenuti presenti nelle carceri italiane, solo il 38% era alla prima carcerazione. Il restante 62% in carcere c’era già stato almeno un’altra volta. Il 18% c’era già stato in precedenza, cinque o più volte.
“Lo si può raggiungere solo con una maggiore interconnessione con le realtà del territorio– evidenzia il consigliere regionale del Piemonte-. E con la presenza costante dei servizi per il lavoro all’interno delle strutture penitenziarie. Quasi mille detenuti hanno preso parte al progetto ‘Sportello lavoro carcere’. La priorità è appunto ridare dignità sociale. Per abbassare le recidive ricostruendo percorsi di vita“- Patrizio Gonnella, è il presidente di Antigone Sos dell’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale sulle condizioni di detenzione- I tassi di recidiva ci raccontano di un modello che non funziona. E che ha bisogno di importanti interventi. Aprendosi al mondo esterno. Puntando sulle attività lavorative, scolastiche, ricreative. E abbandonando la sua impronta securitaria – conclude infine – E’ fondamentale che il carcere diventi realmente l’extrema ratio. A cui ricorrere solo in casi dove ce ne sia la reale necessità”.
Queste pene alternative ridurrebbero anche il sovraffollamento delle carceri italiane che è del 107% la percentuale sale al 115% se vanno considerati anche i posti realmente disponibili, esclusi reparti chiusi e celle inagibili.
Da un anno Antigone lavora una Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario presediuta dal professor Marco Ruotolo che ha consegnato un documento contenete, secondo Antigone, “tutta una serie di riforme che si potrebbero fare in maniera piuttosto rapida”.
