José Tolentino de Mendonça su Avvenire del 24 dicembre ha dedicato una riflessione al tema della speranza, in vista del Giubileo. Ne riportiamo un breve estratto, rimandando al testo completo sul sito di Avvenire:
Un giorno, un amico di Franz Kafka gli fece una domanda: «La speranza esiste?». Kafka avrebbe risposto: «C’è molta speranza, infinita speranza, ma non per noi». Il desiderio della speranza è un fatto ineludibile, sinonimo della vita stessa, come l’aria che respiriamo o il battito del cuore. Ma il discorso sulla speranza deve essere tutto meno che ingenuo, superficiale o immediato. Nessun ragionamento sulla speranza sta in piedi se non accetta di integrare e riflettere anche il suo contrario: la prova della disperazione. Se la speranza si sottrae al confronto con l’enigma e la drammaticità della storia, è una speranza – saremo prima o poi obbligati a riconoscerlo – che non fa per noi. Quella che fa per noi, invece, è una speranza umile; una speranza aderente alle domande sempre più grandi di cui siamo intessuti, e matura nel convivere con esse; una speranza purificata dall’esercizio di accettare che le nostre mani brillano vuote di risposte. Quella che fa per noi è una speranza che abbia la forma di quello «sperare contro ogni speranza» (Rm 4,18) di cui ci parla l’apostolo Paolo. Una speranza che, alla luce del mistero di Cristo, non è altro che una speranza crocifissa.
