Dariya Derkach nasce in Ucraina. Alla fine degli anni Novanta, i suoi genitori Shery e Oksana, entrambi ex atleti e insegnanti, si trasferiscono in Italia e si stabiliscono a Pagani, nel Salernitano. Dariya li raggiunge nel 2002, a nove anni.
Cresce in Italia, frequenta qui tutte le scuole e comincia a praticare atletica, allenata dal padre. Nel 2007, al primo anno della categoria Cadette, vince il titolo italiano nelle prove multiple allo Stadio Olimpico di Roma.
Dal 2009 arriva regolarmente la convocazione della nazionale ucraina. Dariya, però, la rifiuta: si sente italiana e vuole vestire la maglia azzurra.
Nel 2011, al primo anno da Juniores, si trasferisce nella società che la accompagnerà fino all’arruolamento nell’Aeronautica Militare, nel 2014, a 21 anni. A rallentare il suo percorso sono soprattutto le lungaggini burocratiche legate all’acquisizione della cittadinanza italiana, iniziata a 18 anni e arrivata a compimento soltanto tre anni più tardi.
La prima convocazione in nazionale assoluta arriva nel 2013. Da allora Dariya Derkach ha vestito 25 volte la maglia azzurra, conquistato 15 titoli italiani individuali e partecipato a tre Olimpiadi, quattro Mondiali e nove Europei.
Dietro questi numeri, però, c’è una storia che va oltre lo sport. Tra i 18 e i 20 anni Derkach ha perso la possibilità di partecipare con l’Italia a campionati Europei e Mondiali giovanili, nonostante avesse scelto da tempo quella che considerava la sua nazionale.
Per questo la questione della cittadinanza, nel suo caso, non può essere ridotta a una discussione politica. È prima di tutto una questione umana. Chi ha assistito al momento in cui le è stata finalmente conferita la cittadinanza italiana ricorda le sue lacrime. Quelle di un’atleta che aveva costruito in Italia la propria vita, la propria formazione e la propria carriera e che, per anni, ha dovuto aspettare un documento per poter essere riconosciuta formalmente come ciò che già sentiva di essere: italiana.
