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mercoledì, 7 Ottobre, 2026

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Materie prime e transizione energetica, il costo sociale e ambientale dell’estrazione

In occasione della Giornata contro la tratta di esseri umani, torna l’attenzione sul tema delle condizioni di sfruttamento legate alle filiere globali delle materie prime utilizzate nella transizione energetica.

Secondo stime internazionali, nel mondo sarebbero circa 100 milioni le persone coinvolte in forme di sfruttamento lavorativo legate all’estrazione di metalli e minerali rari necessari alla produzione di batterie per auto elettriche, pannelli fotovoltaici e tecnologie per l’energia eolica.

Questi materiali sono considerati fondamentali per il processo di decarbonizzazione in corso, ma la loro estrazione avverrebbe in diversi contesti caratterizzati da gravi criticità sociali e ambientali.

In particolare, oltre il 50% della produzione mondiale di cobalto proviene dalla Repubblica Democratica del Congo, dove secondo diverse organizzazioni sarebbero impiegati anche decine di migliaia di minori in attività estrattive ad alto rischio.

Il tema dello sfruttamento nelle filiere globali si intreccia anche con quello della tratta di esseri umani e del reclutamento online. Sul punto è intervenuto don Aldo Buonaiuto, sottolineando come «la tecnologia, nelle mani sbagliate, può fare danni e vittime», con riferimento ai casi di sfruttamento di donne, uomini e minori a fini di prostituzione e lavoro forzato.

La questione apre un dibattito più ampio sul rapporto tra transizione energetica, diritti umani e responsabilità delle catene di approvvigionamento globali, sempre più al centro dell’attenzione internazionale.

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