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giovedì, 23 Maggio, 2024

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Colpo alla nuca. Memorie di una vittima del terrorismo

Siamo nel pieno degli anni di piombo e l’organizzazione terroristica “Prima Linea” vuole appropriarsi dei piani per la costruzione del nuovo carcere di Spoleto. Il 2 maggio 1980 un commando di quattro persone entra nell’ufficio di uno degli architetti, il romano Sergio Lenci: lo legano, lo imbavagliano, lo spingono in bagno e gli sparano alla nuca. Lenci però sopravvive, con una pallottola nel cranio e un grande desiderio: capire il perché del terrorismo e il senso, se esiste, della violenza quale forma di lotta. Dal tormento fisico e psicologico che si trova ad affrontare nascono queste memorie, dalle quali è stato liberamente tratto il film “La seconda volta” (regia di M. Calopresti, 1995). Completano il volume le lettere fra la vittima e la terrorista Giulia Borelli, all’epoca in carcere.

Oggi sono 44 anni da Colpo alla nuca. Qui ricordiamo l’anniversario con un pezzo del 2016 firmato dal direttore di Angelipress Paola Severini Melograni:

Il 2 maggio di 36 anni fa un commando di Prima Linea piombò nello studio del professor Sergio Lenci ,lo fece inginocchiare e Giulia Borrelli gli sparò un colpo di pistola alla nuca.
L’architetto non morì ma il proiettile non potè più essere rimosso dalla sua testa, provocando, per i 21 anni successivi che gli restarono da vivere, dolori continui.
Sergio Lenci reagì a questo terribile fatto che gli aveva sconvolto la vita pubblicando nel 1988 un libro dal titolo: “Colpo alla Nuca”, corredato nella sua ultima edizione -che ancora è editata da Mulino-della corrispondenza tra lui e la terrorista (poi pentita) che aveva tentato di ucciderlo.
La colpa, se così si può definire, del professor Lenci era quella di aver progettato il carcere di Roma-Rebibbia tenendo conto dei requisiti essenziali di umanità per garantire una detenzione dignitosa a coloro che dovevano essere lì ristretti.
Secondo i terroristi questa scelta di Lenci “tamponava” in qualche modo la durezza della detenzione e moderava quindi le eventuali reazione dei prigionieri.
Ho conosciuto Lenci nel 1999 durante la presentazione alla Camera dei Deputati  di “Fine pena mai” il numero speciale della rivista Angeli,(dalla quale nasce nel 2000 la nostra agenzia angelipress.com):il suo intervento, colmo di giusta indignazione e di dolore rispetto sia alla recrudescenza di fenomeni terroristici (con vittime riconducibili alle motivazioni che lo avevano “condannato” come D’Antona e poi nel 2002 Biagi)che di quell’indiretto e strisciante appoggio alle formazioni eversive che una parte del mondo politico di allora ancora praticava.
E’ importante per tutti noi, che siamo sì garantisti, ma che valutiamo torti e ragioni in modo non uguale, (come fece invece l’allora sostituto procuratore durante il processo Lenci…andatevi a rileggere le cronache del tempo!) non dimenticare mai l’impegno del professor Lenci e soprattutto il suo sforzo di capire e nel contempo non giustificare, le ragioni del male.
Glielo dobbiamo.
Paola Severini Melograni

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