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martedì, 13 Ottobre, 2026

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‘Leonardo Sciascia nel centenario della nascita’ di Antonio Di Grado (Curatore) e Salvatrice Linda Graci (Curatore)

Descrizione

L’intellettuale, dal suo atto di nascita che risale al "J’accuse" di Zola, è l’uomo-contro, è l’apostolo e il martire del dubbio e del dissenso, della conoscenza come ricerca infinita e della comunicazione come spiazzante alterazione della prospettiva, come revoca in dubbio di certezze consolidate e verità di Palazzo.
La sua dimora non va cercata, perciò, in una chiesa, in un partito, in un giornale o nell’accademia, ma sempre in partibus infidelium, in prossimità del rogo o dello scandalo, nel teatro d’una coscienza tormentata dal rovello dell’autocritica, costretta a mettersi costantemente in discussione, a «contraddirsi» per «contraddire» (come non ricordare l’adagio di Sciascia? e come non affiancargli «lo scandalo del contraddirmi, dell’essere con te e contro te» esibito da Pasolini al cospetto delle ceneri di Gramsci?); e a fuoruscire dalle proprie certezze (fossero pure le più laiche, le più liberali) per confrontarsi con l’altro da sé, come faceva Sciascia facendo dialogare, in ogni sua pagina, Montaigne con Pascal, Voltaire con Manzoni, Gide con Bernanos.
Sciascia, Pasolini. E i loro scritti “corsari”, che ogni giorno c’imponevano di fare i conti con altre ragioni, di guardare da altre prospettive; di dilatare e talvolta stravolgere la nostra percezione, di smascherare alibi e slogan diffusi dal Potere e dai suoi cantori. Certo, quell’intellettuale è finito. L’hanno avuta vinta il tecnico e l’intrattenitore: uno addetto alla servile messa a punto dell’ingranaggio, a inchinarsi al libero mercato delle “competenze”, a inoculare l’opprimente incultura del management, l’altro a dissimulare coi lazzi triviali e le smorfie ottuse dell’antica e italianissima commedia dell’arte l’insostenibile pesantezza dell’esserci.
Tutto questo gli è stato risparmiato. Un’altra Italia fu la sua: anche ferocemente e perfino ingiustamente polemica, ma perché ancora provvista di un ceto intellettuale che militava nella “battaglia delle idee”, ora ingloriosamente estintesi – quel cimento cavalleresco nobile e pur talvolta cruento così come quelle idee appassionate e argomentate – a vantaggio d’un letargo del pensiero critico più nocivo di qualunque virus.
E tuttavia sono ancora idee, sono perciò semi di speranza («se il grano non muore», per dirla con Gide), quelle di Leonardo Sciascia e quelle d’una decina di valenti studiosi proposte da questo libriccino commemorativo. A futura memoria.

Dalla Premessa di Antonio Di Grado

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