Protagonista l’aprile scorso di un discorso alla Camera dei Deputati contro i movimenti pro-vita nei consultori, Gilda Sportiello ci consegna un pamphlet che è anche un’indagine documentata sul diritto all’aborto sicuro e legale, per ribadire che le donne non sono sante e madri o criminali e infanticide, e che l’aborto va difeso come il frutto di una scelta libera e consapevole.
Giudizi indesiderati, molestie, tentativi manipolatori di dissuasione, stanze dell’ascolto, violenze fisiche e psicologiche, disinformazione: quando una persona decide di interrompere una gravidanza è questo che spesso si trova ad affrontare. Pratiche e modalità che hanno il preciso scopo di alimentare lo stigma, suscitare sensi di colpa, rafforzare l’idea che ci sia un solo destino possibile: quello segnato dal dolore e dalla vergogna. È così che l’aborto viene trattato dalla morale – o dalla cattiva politica che si fa morale –, spacciato per gentile concessione e non riconosciuto come diritto alla salute, ostacolato e intralciato: da servizi inesistenti, consultori svuotati, tassi di obiezione così alti da diventare impedienti, leggi applicate solo in parte o del tutto disattese, pratiche inaccettabili che si trasformano in violenza impunita. Gilda Sportiello ci invita a tenere alta la guardia contro l’attacco che in Italia e in molti altri Paesi le destre stanno sferrando al diritto all’aborto sicuro e legale, presenta dati incontrovertibili (quando esistono), smonta la retorica del dolore e la narrazione della colpa, per ribadire che l’aborto va difeso come il frutto di una scelta libera e consapevole e garantito in spazi sicuri e mai giudicanti.
«Non voglio le vostre preghiere, le vostre molestie, le vostre obiezioni, i vostri giudizi, le vostre violenze. Non voglio quella che voi considerate vita. Pretendo la nostra, di vita. Libera. Sempre.» – Gilda Sportiello
GILDA SPORTIELLO (Napoli, 1987) è una deputata del Movimento 5 stelle. Portavoce alla Camera dei deputati, è attualmente membro della Commissione affari sociali; ha fatto parte della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. Raccontando in Aula di aver abortito, ha trasformato la sua esperienza personale in un potente gesto politico.
