Marta Roncalli, psicologa clinica in Politeratica Seriate: «La sofferenza non ha confini tra mente e corpo, occorre occuparsi di tutto». L’intervista alla psicologa è sull’Eco di Bergamo. Ne riportiamo qui di seguito un breve estratto: «Spesso – dice Roncalli – diamo alla parola “cura” il significato di “rimedio”, un intervento che ha lo scopo di guarire, un’azione limitata nel tempo, come la somministrazione di un farmaco. “Cura” ha però significati più ampio e complessi. La sua origine evoca premura, preoccupazione e interesse. Descrive uno spazio condiviso, un tempo continuato, un percorso e una relazione a servizio del bisogno, attraverso il sostegno verso l’altro. Un sostegno fondamentale quando pensiamo a tutte le diverse forme che può assumere la sofferenza di un essere umano (vulnerabilità, debolezza, malattia) e a quanto sia importante capire come accettare, accogliere, stare in contatto con le nostre parti più fragili. Tanto più che la malattia – prosegue la Psicologa – (temporanea, cronica, o terminale) si presenta spesso inattesa e pretende molto da noi: accettazione di limiti che non eravamo disposti a considerare, fatiche da sopportare, cambiamenti nel modo di vivere e di agire. Anche nel modo di pensare e di pensarci, la malattia mette in discussione chi siamo e cosa facciamo».
