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Newsletter Angelipress.org 27 luglio 2010

CITTA’, TRAPPOLE DI ACQUA SPORCA

Le nostre citt rischiano di affondare in una palude di acqua inquinata. A dimostrarlo anche il caso della new town milanese di Santa Giulia, sequestrata dalla magistratura per inquinamento della falda. Sotto la capitale lombarda la falda idrica sta risalendo e nell’area del quartiere di Santa Giulia l’innalzamento del livello dell’acqua stato di 2 metri dal 2000 a oggi, secondo i dati del rilevamento piezometrico della Provincia (Dati del piezometro 21 di viale Martini a Rogoredo, differenza di livello tra la stagione invernale del 2000 e del 2010.).

Il destino di molti centri urbani quello di essere sommersi da acque sporche. Le citt moderne sono macchine di concentrazione di acqua che viene inquinata e spesso ristagna senza riuscire a essere n ripulita n smaltita. il caso di Milano, dove l’impianto tradizionale della gestione dell’acqua, basato sulla rete dei Navigli e sugli antichi fontanazzi, stato distrutto in epoca industriale. Oggi, con la scomparsa del settore manifatturiero dall’area urbana, il consumo idrico per uso industriale crollato e la falda rigonfia di acqua inquinata. A dirlo Pietro Laureano, presidente di ITKI, l’Istituto internazionale per le conoscenze tradizionali nato a Firenze nel maggio scorso sotto l’egida dell’Unesco.

L’innalzamento delle falde acquifere mette a rischio allagamento le cantine e le autostrade milanesi, ma stavolta, a Santa Giulia, ha portato alla luce la bomba ecologica della mancata bonifica dell’area ex Montedison, con il suo carico di inquinanti cancerogeni sul quale sarebbe dovuto sorgere il quartiere modello Montecity voluto dall’immobiliarista Zunino. In quell’area, oltre al carico inquinante, la falda sta risalendo a ritmi sostenuti, tanto vero che nel progetto della new town della periferia sud, era prevista la costruzione di centrali a pompa di calore basate proprio sulla risalita della falda: una buona energia rinnovabile basata stavolta su un problema ecologico.

Ma quella di Milano non un’esperienza isolata. Si tratta di fenomeni rileva il responsabile dell’ITKI che si riscontrano in diverse zone del mondo. Paradossalmente, alcune delle esperienze pi evidenti del maluso delle acque nei centri urbani, si trovano nelle oasi del Sahara, ad esempio nelle cittadine di Ouargl in Algeria e nel piccolo conglomerato urbano del Souf, tra Algeria e Tunisia. Nel deserto, dove l’acqua meticolosamente gestita, la concentrazione idrica nelle citt d luogo all’impaludamento della zona. Va a finire che le coltivazioni di palmeti muoiono, semi-sommerse da acque malsane, cariche di inquinanti e di sali, perch l’acqua attirata e utilizzata dalla citt troppa e non riesce a essere riassorbita dall’ambiente desertico. Cos, Las Vegas (Usa) intrappola e sporca, disperdendole in acquitrini, gran parte delle acque del Colorado, che ormai non arrivano pi al mare.

Le tecniche tradizionali, assieme alle tecnologie di bonifica, possono dare un contributo importante per la soluzione del problema. Laddove le citt assorbono grandi quantit di acque, occorre realizzare accorgimenti spesso molto semplici per restituirla all’ambiente circostante. Una volta la falda di Milano spiega Laureano – veniva gestita in modo naturale dai Navigli non canalizzati e l’abbondanza di acqua veniva ridistribuita agli abitanti dai fontanazzi tradizionali. Oggi occorre pensare a metodi il pi naturali possibili di bonifica delle acque inquinate e restituirle ad esempio alle aree agricole. Quello che si fatto con successo in alcune zone di Delhi, in India, dove le acque utilizzate per usi sanitarie vengono filtrate con sistemi tradizionali e ridistribuite alle risaie. In realt, si tratta della chiusura del cerchio: noi buttiamo via le acque arricchite di nutrienti naturali, come quelle reflue delle citt, facendole arrivare direttamente in mare, dove provocano eutrofizzazione. Invece, ingrassiamo i nostri campi con fertilizzanti chimici, gli stessi prodotti dallo stabilimento Montedison che ha provocato la bomba ecologica di Santa Giulia.

Le tecniche tradizionali sono un metodo di restauro del territorio e non una risposta all’emergenza: l’ITKI nasce per realizzare l’archivio mondiale delle conoscenze locali, una banca mondiale a disposizione di tutti che pu fornire un enorme contributo alla soluzione della crisi ambientale globale.

Paola Richard

Silverback Greening the Communication

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