Una scrittura che negli ultimi anni ha cominciato faticosamente ad affiorare da un silenzio uniforme e molto antico. Con sempre maggiore frequenza, autrici che provengono da famiglie ultraortodosse decidono cercare nella letteratura un esilio dal proprio ambiente, un terreno metaforico in cui trasferire i conflitti, le ansie e le disillusioni di un’insopportabile condizione femminile. Il registro espressivo non è quello delle certezze politiche ma piuttosto una ribellione istintiva, che scava nell’interiorità.
