Fa effetto la voce che riecheggia da un lato all’altro nel pianoro di Monte Sole, perché ha la rauca durezza del tedesco ma mitigata dal tono, quasi d’una confessione.
«Cosa dice, cosa dice?», domanda un’anziana superstite, che non riesce ad aspettare il traduttore.
Dice che «il mattino del 29 settembre 1944 arrivarono qui gli assassini in uniforme nera, come le iene, per cancellare ogni traccia di vita umana».
Dice che, quando pensa «ai bambini e alle madri, alle donne e alle famiglie intere», si sente «pervaso da un profondo senso di dolore, lutto e vergogna».
Dice che si «inchina davanti ai morti».
Insomma: chiede perdono, signora, il presidente della Repubblica di Germania.
«Finalmente», aggiunge commossa la donna, battendo le mani.
