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giovedì, 15 Ottobre, 2026

fondato e diretto da Paola Severini Melograni

Un quarto d’ora con… Paolo Falessi dei Ladri di Carrozzelle. Stravedo per la Vita

«Come un vecchio marinaio
mentre osserva nuove coste
nel silenzio della notte vuole risposte
la vita nel mio caso un po’s’è divertita: non ci vedo più
ma stravedo per la vita»
“Stravedo per la vita” – Brano dei Ladri di Carrozzelle (Sanremo 2017)

Avere una disabilità, “pesa” sulla Società. O Anche no! Così dice, il titolo del fortunato Programma Sociale di Paola Severini, in onda tutte le domeniche mattina, su Rai 3. La sigla del Programma è cantata e suonata dai “Ladri di Carrozzelle”, una band musicale, composta totalmente da musicisti con disabilità o, meglio, dire con diverse abilità. E la loro abilità è fare musica.

Ma per conoscerli meglio, chi sono, cosa fanno e così via, lo abbiamo chiesto a Paolo Falessi, Direttore Artistico della Band.

“I Ladri di Carrozzelle” è un progetto. Che cos’è questo progetto? E com’è nato?

«II progetto “Ladri di carrozzelle” è una follia ambulante da trentaquattro anni, che nasce contro tutto e contro i pregiudizi di tutti. Nel senso che, quando abbiamo iniziato, ad esempio i commenti dei miei amici di Frascati, vicino Roma, in dialetto romano erano i più svariati. Non si era mai vista, un gruppo musicale rock formato da persone con disabilità. Ma la nostra era una grande passione comune. Io sono un animatore, ci siamo conosciuti in un villaggio turistico, avevamo la passione di viaggiare e del rock. E dei fondatori della band, alcuni sono andati via per l’aggravarsi della loro patologia, la distrofia muscolare. Ma il progetto dei “Ladri di carrozzelle”, l’idea non si è mai fermata, ed è andato avanti con nuovi ragazzi, con le stesse passioni. Non c’è stato un momento in cui, non abbiamo suonato in tutti questi anni, compreso il Lockdown, perché siamo stati l’unica band che ha suonato, visto che avevamo il contratto con la Rai, ed eravamo obbligati a preparare due canzoni a settimana per il Programma “O Anche No” ed è stata una cosa bellissima. Per noi è stata una salvezza».

La sigla che viene cantata e suonata nella trasmissione “O Anche no” di Paola Severini com’è nata? L’avete scritta voi?

«Sì, sì, l’abbiamo scritta noi e nasce in perfetto stile “Ladri di Carrozzelle”, ed è piena di ironia, perché questo è il modo nostro di fare da sempre. La prima canzone che fu scritta trent’anni fa e più, si intitolava “Distro-fichetto”, perché tutte le persone che la componevano, avevano la distrofia muscolare. E si può essere “fichi” lo stesso. Come poi è accaduto, perché dei dieci fondatori, c’è chi si è fidanzato, chi si è sposato, una cosa Fanta-scientifica agli inizi degli anni ’90 e andando in giro a fare i concerti, i vari componenti della band hanno acquistato autostima. Conoscono nuove persone e hanno avuto delle storie belle, pazzesche, complicate, come succede a tante persone e basta che dai occasioni.

Noi siamo un gruppo di dieci amici che hanno in comune la passione della musica, siamo un gruppo musicale e non un’associazione. C’era anche una simpatia tra di noi. Tornati a Roma, andavamo a vedere i concerti ed io che in quegli anni, ero uno studente universitario squattrinato, scoprii che, se avessi accompagnato una persona con disabilità ai concerti, non avrei pagato e per me era stato meraviglioso. E per loro uguale, perché avevano trovato l’operatore che li accompagnava ai concerti. Penso, in trent’anni, di aver visto tutti i concerti rock che si sono svolti a Roma.

E poi, visto che avevamo la passione per la musica, c’è venuta l’idea di incominciare a suonare. Abbiamo iniziato quasi per gioco, poi le cose, sono diventate sempre più grandi. Ci siamo trovati a nostro malgrado, a fare i musicisti nel giro di qualche anno. Abbiamo iniziato nel’ ’89 e poi nel ’95, abbiamo suonato sul palco del I° maggio a Roma, davanti a mezzo milione di persone. Dal giorno cambia tutto, scesi dal palco, per un quarto d’ora non riusciamo a parlare dall’emozione, e quella esibizione ci ha fatto capire che potevamo farlo come lavoro. Abbiamo creato una Cooperativa Sociale e per dieci anni, siamo stati stipendiati dai concerti dove suonavamo, tutto in regola, tutto fatto bene. E i ragazzi che non suonano più con noi, hanno una pensione di inabilità al lavoro, perché hanno dovuto abbandonare per l’aggravarsi della malattia.

Noi siamo orgogliosi di aver raggiunto tutti questi obiettivi e di aver fatto tutte le cose in regola.

Devo essere sincero, tutto quello che abbiamo fatto è stata una follia, perché per noi erano solo dei sogni, che però si stavano avverando, come il I° maggio a Roma è stata un’emozione pazzesca. Noi l’abbiamo fatto quattro volte, sembra di stare sul disco volante, perché il palco gira, e vedi mezzo milione di teste, una cosa fantastica.

E poi, abbiamo fatto concerti ovunque. Non c’è una provincia italiana, dove non abbiamo suonato.

Per esempio eravamo da poco a Catania e ieri eravamo vicino Roma, a Cerveteri, per l’inaugurazione di una spiaggia accessibile. Suoniamo ovunque, dalle Piazze, ai Festival. Stasera, ad esempio, animiamo la serata di una cosa bellissima che fanno qui a Roma, dei volontari che prendono dei ragazzi con disabilità per due settimane, per dare sollievo alle famiglie, una cosa veramente impegnativa e noi animiamo la serata. E noi ci divertiremo da matti, perché suoneremo senza pressione, possiamo anche sbagliare.

Spazziamo da cose veramente difficili, super professionali, com’è stato il Festival di Sanremo nel 2017, dove abbiamo concordato con il Direttore Artistico, di andare come ospiti. Al Festival, noi abbiamo fatto una sola prova, difficilissimo. Ma è andata bene».

Attualmente, chi c’è nella band?

«Siamo come una squadra di calcio, siamo una decina e a seconda possiamo ruotare. Io sono come il CT che a seconda degli eventi e degli spazi fa le convocazioni. Io sono sempre presente, sono il chitarrista scarso più forte d’Italia. Abbiamo due cantante soliste che si alternano, Tiziana e Orietta (che chiamiamo nonna rock) fortissima.

Avere un gruppo così numeroso, ci permette di alternarci e non creare stress alle famiglie. Abbiamo due interpreti per ogni ruolo, così, se manca uno c’è subito pronto l’altro.

Io credo molto nella squadra, è la squadra che vice il campionato».

Adesso, continuate il vostro Tour?

«Come detto da poco eravamo a Catania, ma oltre in Sicilia e nel Lazio, siamo stati anche in Puglia. Avremo la prima pausa da dopo domani, perché dobbiamo a lavorare al Disco nuovo. Poi, ricominceremo sino a fine agosto e faremo cose molto belle. Andremo a Paestum, in Sicilia, nell’area archeologica, dove ci hanno detto che è accessibile».

In Sardegna, quando verrete?

«Ci siamo stati l’anno scorso, a Sorso e Osilo nel Nord dell’isola, ma due anni fa, siamo stati anche al Sud, nel Sulcis a Carbonia. Una volta, abbiamo fatto Alghero-Villasimius. Un viaggio assurdo».

C’è un messaggio che la band vuole trasmettere?

«A noi non piacciono le prediche, ma come dicono gli americani “show don’t tell” (mostra senza dire). Ai nostri concerti c’è divertimento e leggerezza, passa il messaggio accettare e superare i propri limiti»

Quali sono i vostri progetti futuri?

«Organizzare un Disco nuovo a presentare nelle Scuole, ad Associazioni ed Istituti. Stiamo lavorando al Tour estivo ed internazionale. In passato, abbiamo suonato in Uganda in piena Africa e contro il parere di tutti.  E poi, l’altro progetto, è trovare una persona dopo di me, quando andrò in pensione».

Come mi hai chiesto tu, ti faccio una domanda sulla musica. Che genere suonate?

«Noi abbiamo inventato la “musica sbroc”, da noi ci sono persone soprattutto con disabilità fisica. Prendiamo musiche rock e le mischiamo tra loro, facciamo arrangiamenti che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Senza contare che ogni tanto, qualcuno prende e scappa. Poi qualcuno fa gli assoli come vuole, perché gli ha confusi, ma va benissimo. Perché essendo “sbroc” ce lo possiamo permettere. Visto che ogni tanto, qualcuno sbrocca, come dicono a Roma. Questa è la musica inclusiva. In trent’anni è successo tutto il contrario di tutto».

Daniele Cardia

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