21.1 C
Roma
martedì, 13 Ottobre, 2026

fondato e diretto da Paola Severini Melograni

Roberto Natale: La Rai e la «democrazia a bassa intensità»

Fonte https://www.corriere.it/opinioni/25_dicembre_11/la-rai-e-la-democrazia-a-bassa-intensita-e89c7206-1441-421c-9af8-edf050246xlk.shtml

di
Roberto Natale *

Il servizio pubblico non può assistere indifferente: serve una campagna per sollecitare la partecipazione democratica

Qualche sera fa la Rai ha mandato in onda “C’è ancora domani”. Lo ha programmato in occasione della Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne e ha fatto benissimo. Ma c’è anche un altro tema fondamentale che corre lungo lo straordinario film di Paola Cortellesi: quella lettera che Delia riceve, nasconde, perde e recupera. Chiunque lo abbia visto immagina che sia la lettera dell’innamorato emigrato al nord, ma alla fine si sorprende e si commuove nello scoprire che si tratta della tessera elettorale. Un coinvolgente inno al valore della partecipazione politica trasmesso mentre – nell’Italia di oggi – dalle tre Regioni chiamate alle urne uscivano i numeri di un tracollo dell’affluenza. Un contrasto stridente e amaro, un motivo in più per non dare troppo peso alle consuete schermaglie politiche su chi abbia vinto e chi abbia perso. La sconfitta di tutti è lì, incontestabile, in quello striminzito 40 per cento o poco più di votanti.

Torna alla mente la lugubre profezia che emise Licio Gelli, poco prima di morire: «La democrazia? È una sigaretta che si sta spegnendo». Mette i brividi prevedere a quali cifre potrebbe portarci questa tendenza fra 15 – 20 anni, se continuassimo a rimuovere il problema. Come invece per nostra fortuna non fa il Presidente Mattarella, che sui drammatici rischi di una «democrazia a bassa intensità» è tornato per l’ennesima volta un mese fa, a Bologna, all’Assemblea annuale dell’Anci: «La riduzione dell’affluenza alle urne è una sfida per chi crede nel valore della partecipazione democratica dei cittadini». Non sta a me dire se una risposta possa venire dalle proposte che sono state avanzate in questi giorni, anche sul Corriere della Sera: voto a distanza, ripristino dell’obbligatorietà, voto digitale. Quello che piuttosto mi interessa, come consigliere di amministrazione, è capire quale ruolo possa avere in questa sfida la Rai, che alla partecipazione dei cittadini alla vita politica si deve interessare per definizione: il servizio pubblico non può assistere indifferente allo svuotamento della parola stessa «democrazia».

Penso a una campagna di lungo periodo, da qui alle prossime elezioni politiche, in cui le molteplici articolazioni dell’offerta editoriale Rai si sentano impegnate a mettere a fuoco il problema, a farlo diventare oggetto di discussione collettiva: nei talk show deputati alla politica, ma anche e soprattutto nei contenitori più popolari, capaci di raggiungere un ampio pubblico, presumibilmente proprio quello che dalla politica si sente sempre più distante. Dando la parola alla «gente comune»: lo facciamo tante volte per sapere se preferisca il pandoro o il panettone, possiamo ben utilizzare i nostri microfoni anche per sapere perché i cittadini stiano rigettando anche la forma minima di partecipazione democratica. Mettendo a confronto la loro delusione e la loro rabbia con chi la politica la fa e la rappresenta nelle istituzioni, per sentire se ne esca qualche soluzione efficace. Cercando di arrivare ai giovani, magari attraverso i social, per capire cosa potrebbe riavvicinarli ad una repubblica della quale oggi vedono a stento i benefici. Chiamando i politici stessi a guardare nel fossato che si è allargato con la maggioranza del Paese, compito molto più arduo che polemizzare con il reciproco avversario.

Insomma, la Rai come motore di una grande, diffusa inchiesta che sia capace di coinvolgere chiunque non voglia arrendersi a questa corrosione della nostra vita democratica. Prima che sia troppo tardi per accorgerci di quello che abbiamo buttato via.
* Consigliere di amministrazione Rai

ARTICOLI CORRELATI

CATEGORIE

ULTIMI ARTICOLI