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mercoledì, 28 Febbraio, 2024

fondato e diretto da Paola Severini Melograni

Parco giochi inclusivo: divertimento senza barriere

Il gioco come strumento di inclusione in un parco che oltrepassa gli ostacoli. […] Una struttura allestita per offrire ai bambini con disabilità la possibilità di poter giocare senza più limiti e barriere. Il progetto è stato realizzato dall’associazione di clownterapia “Teniamoci per Mano Onlus”. La clownterapia è un particolare tipo di assistenza in ambito sanitario. Alcune tecniche prese dal circo e dal teatro di strada vengono utilizzate con lo scopo di trasformare il reparto o la camera d’ospedale in un ambiente in cui la risata permette di alleviare la sofferenza e di stimolare il dialogo.

Parco senza barriere
L’iniziativa è stata sostenuta attraverso l’evento sportivo itinerante di Tennis e Padel “Tour del Sorriso 2023”. Con la distribuzione dei panettoni solidali. In questo modo è stato possibile raccogliere fondi per l’attuazione del progetto. Il parco gioco inclusivo nella capitale fa da apripista ad una serie di nuovi “cantieri” che sorgeranno in tutta Italia. “Per la nostra associazione è un momento di grande gioia e soddisfazione- afferma Eduardo Quinto, direttore nazionale di “Teniamoci per Mano Onlus”-. La nostra missione principale è quella di portare un sorriso a chi combatte la battaglia più difficile della sua vita. E per noi è fondamentale non farlo solo negli ospedali, ma anche fuori. Tutti i bambini hanno il diritto di giocare. E noi adulti abbiamo il dovere di sostenerli durante il gioco e nella vita di tutti i giorni“. Aggiunge Quinto: “In questo caso specifico ci piace pensare che il gioco sia per tutti. Sempre più inclusivo e privo di discriminazioni. Per noi non è un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Per collaborare con il territorio. E continuare a lavorare insieme per migliorare la vita dei nostri piccoli eroi“. L’ inaugurazione si è tenuta il 5 gennaio presso Villa Chigi (Parco Don Baldoni-Ingresso Via Somalia).
Inclusione

C’è una notevole differenza tra i termini integrazione ed inclusione. Per integrazione, infatti, si intende mettere fisicamente insieme le persone, senza consentire loro di condividere gli stessi strumenti. L’inclusione, invece, offre la possibilità a tutti di essere cittadini e cittadine a tutti gli effetti. In ambito formativo con il termine “inclusione” ci si riferisce a una strategia finalizzata alla partecipazione e al coinvolgimento di tutti gli studenti. Con l’obiettivo di valorizzare al meglio il potenziale di apprendimento dell’intero gruppo classe. Il gioco è il lavoro dell’infanzia” affermò Jean Piaget, psicologo ed epistemologo svizzero. Racchiudendo in una breve frase ciò che oggi viene ampiamente riconosciuto. E cioè che il gioco è tanto fondamentale per l’infanzia quanto il lavoro per l’età adulta. Fondamentale per crescere. Per acquisire nuove competenze. Per sviluppare la propria personalità e per relazionarsi con gli altri. Il riconoscimento del gioco come parte essenziale della vita dei bambini si riflette, tra l’altro, in trattati internazionali come la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini. “Ogni bambino ha il diritto a giocare” (articolo 31). “Ogni bambino” significa che veramente hanno questo diritto tutti i bambini. Indipendentemente dalle loro condizioni fisiche e psicologiche.

Opportunità

In altre parole, l’inclusione deve essere garantita. Tutte le bambine e tutti i bambini devono avere la stessa opportunità di partecipare ad attività di gioco. Infatti, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità richiede esplicitamente agli Stati di “garantire che i bambini con disabilità abbiano lo stesso accesso degli altri bambini alla partecipazione al gioco. Alla ricreazione. Al tempo libero. E alle attività sportive. Comprese le attività nel sistema scolastico”. Sono stati fatti molti sforzi per garantire un’educazione inclusiva ai bambini con disabilità. Però attualmente il tema dell’inclusione nei momenti di gioco non è ancora al centro dell’attenzione di molti stati membri dell’Unione europea e delle loro politiche educative. Tali opportunità di gioco possono presentarsi durante la giornata scolastica. Per esempio tra due lezioni quando gli alunni si riposano e spesso giocano insieme. Oppure possono avere luogo dopo la scuola, in varie attività ricreative e sportive.

Progetto Pinc

Le organizzazioni partner del progetto PINC (per citare un altro progetto inclusivo) stanno usando le loro competenze. Mettendo a disposizione dell’infanzia la loro creatività e il loro istinto del gioco. Per sviluppare un nuovo programma di formazione per futuri insegnanti e allenatori sportivi. Infatti, sono poi loro i protagonisti del cambiamento ai loro futuri posti di lavoro. Vengono attrezzati, infatti, con le conoscenze e le competenze necessarie per rimuovere le barriere al gioco in club sportivi, in associazioni e nelle scuole. I manuali teorici e pratici del progetto PINC formano un programma di formazione completo per studenti di Scienze dell’Educazione e dello Sport. Ci sono informazioni sui processi di inclusione nell’educazione. Introduzioni nel gioco dei bambini. E spiegazioni su come i giochi attivi possano essere adattati concretamente. E infine, linee guida su come possono essere create comunità educative inclusive. Attraverso la formazione del progetto PINC i futuri insegnanti saranno quindi abilitati a promuovere il gioco e i giochi attivi. Per tutti i bambini, a prescindere dal fatto che abbiano o meno delle disabilità.

Erasmus+

PINC–Inclusive Playgrounds è un progetto finanziato dal programma Erasmus+, KA2 Cooperazione per l’innovazione e lo scambio di buone pratiche. Partenariati strategici per l’educazione degli adulti. Il progetto PINC si occupa del tema dell’accessibilità nel gioco dei bambini. Sviluppando e pilotando un programma educativo mirato per futuri insegnanti ed educatori.


Fonte: https://www.interris.it/la-voce-degli-ultimi/parco-inclusivo/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=giornaliera

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