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Avvenire, Urbi et Orbi : il messaggio di vicinanza del Papa per coloro che vivono nel dolore

Di seguito riportiamo l'articolo di Mimmo Muolo, uscito sul giornale "Avvenire": 

Che grave schizofrenia vive il mondo in questa fine del 2022. «Mentre ci viene donato il Principe della pace, venti di guerra continuano a soffiare gelidi sull’umanità». Inoltre «il nostro tempo sta vivendo una grave carestia di pace», in Ucraina e anche in altre regioni. Nel giorno di Natale, dalla Loggia della Basilica di San Pietro lo sguardo del Papa si allarga dai 70mila fedeli presenti all’intero pianeta. È il momento del tradizionale messaggio Urbi et Orbi e nelle parole e nel cuore del Pontefice alberga la vicinanza a chi più si trova nel dolore.

La martoriata Ucraina innanzitutto. «Il nostro sguardo si riempia dei volti dei fratelli e delle sorelle ucraini, che vivono questo Natale al buio, al freddo o lontano dalle proprie case, a causa della distruzione causata da dieci mesi di guerra. Il Signore ci renda pronti a gesti concreti di solidarietà per aiutare quanti stanno soffrendo, e illumini le menti di chi ha il potere di far tacere le armi e porre fine subito a questa guerra insensata. Purtroppo, si preferisce ascoltare altre ragioni, dettate dalle logiche del mondo. Ma la voce del Bambino, chi l’ascolta?», è l’amara riflessione di Francesco, quasi un rimprovero.

Né purtroppo c’è solo la regione ai confini con la Russia a risuonare dei sinistri rumori bellici. Ormai il Pontefice parla di terza guerra mondiale. Neanche più “a pezzi”. L’elenco degli scenari di conflitto è impressionante: « Pensiamo alla Siria, ancora martoriata da un conflitto che è passato in secondo piano ma non è finito; e pensiamo alla Terra Santa, dove nei mesi scorsi sono aumentate le violenze e gli scontri, con morti e feriti. Imploriamo il Signore perché là, nella terra che lo ha visto nascere, riprendano il dialogo e la ricerca della fiducia reciproca tra Palestinesi e Israeliani».

Il Pensiero del Vescovo di Roma va poi al Libano, «perché possa finalmente risollevarsi, con il sostegno della Comunità internazionale e con la forza della fratellanza e della solidarietà»; alla regione del Sahel, «dove la pacifica convivenza tra popoli e tradizioni è sconvolta da scontri e violenze », senza dimenticare lo Yemen, per il quale viene auspicata «una tregua duratura», il Myanmar, che si spera avviato «verso la riconciliazione», e l’Iran, «perché cessi ogni spargimento di sangue». Il Papa volge poi la sua attenzione al continente americano, affinché «le autorità politiche e tutte le persone di buona volontà» si adoperino «per pacificare le tensioni politiche e sociali che interessano vari Paesi; penso in particolare alla popolazione haitiana che sta soffrendo da tanto tempo », dice Francesco. Infine, pensando a Betlemme, che significa “casa del pane”, il Papa invita ed essere attenti «alle persone che patiscono la fame, soprattutto bambini, mentre ogni giorno grandi quantità di alimenti vengono sprecate e si spendono risorse per le armi. La guerra in Ucraina ha ulteriormente aggravato la situazione, lasciando intere popolazioni a rischio di carestia, specialmente in Afghanistan e nei Paesi del Corno d’Africa. Il cibo sia solo strumento di pace». In più vi sono i disoccupati, i tanti profughi e rifugiati che bussano alle nostre porte, gli emarginati, le persone sole, gli orfani, gli anziani e i carcerati. Non dimentichiamoci di loro, è l’invito del Papa.

Sia nel messaggio Urbi et Orbi, sia nella Messa della notte di Natale, il Pontefice ha insistito per andare oltre le apparenze di una festa ridotta ad addobbi, regali e frastuono. «Vinciamo il torpore del sonno spirituale e le false immagini della festa che fanno dimenticare chi è il festeggiato».

Invece la Mangiatoia di Betlemme, aveva detto nella messa della notte, ci parla di vicinanza, povertà e concretezza. In particolare, senza i poveri, «si festeggia il Natale, ma non quello di Gesù ». Per questo Francesco aveva concluso: «Guardiamo a Te, adagiato nella mangiatoia. Ti vediamo così vicino, vicino a noi per sempre: grazie, Signore. Ti vediamo povero, a insegnarci che la vera ricchezza non sta nelle cose, ma nelle persone, soprattutto nei poveri: scusaci, se non ti abbiamo riconosciuto e servito in loro. Ti vediamo concreto, perché concreto è il tuo amore per noi: Gesù, aiutaci a dare carne e vita alla nostra fede».

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