Cari amici tutti,
il mio sacerdozio di 67 anni e la mia pervicacia, direi meglio Fede nel rilancio degli ideali, nella preghiera ha trovato la disponibilità nella comunità di Capodarco di fermo, in Vinicio, a riunire le forze attorno al mio lavoro di resistenza. Non posso davanti a Dio mettermi a riposo, perché lo Spirito Santo può darci, come ha fatto finora, la forza di essere utili alla società, oggi nella sua crisi, per i valori incarnati nel passato che sono presenti in tante resistenze che unite potranno far germogliare una nuova Capodarco, con frutti meravigliosi che riparano però anche le cose negative create dai nostri limiti. Le dobbiamo riaggiustare nell’umiltà invece di un desiderio di unità, dove il perdono di Dio prevale sui nostri orgogli.
Tutto ciò l’ho vissuto nella mia festa e nei rapporti intessuti nel territorio delle Marche che, nel loro fruttificare e risanare confermeranno questo mio empito e sicurezza di ideali possibili.
Della mia resistenza definita Vittoria è il titolo del libro che sto scrivendo, che è già nella sua seconda parte di vittoria, l’ho fatto conoscere a tanti perché dice l’opportunità che abbiamo di questo rilancio, con tutto ciò che lo Spirito Santo ci offre di protagonismo possibile e che abbiamo quindi il dovere di mostrare a tutti il valore di questa azione dello Spirito, che ci univa e ci unisce nell’afflato di rilanciare gli ideali. Così il giorno 22 agosto sono stato a Cupra Marittima dove il sindaco Piersimoni Alessio, che si definisce sindaco ragazzo del mondo, perché a 17 anni venne al grande giubileo di speranza che vivemmo in Brasile, con 150 giovani del mondo ( brasiliani, italiani, guata metechi, peruviani e ecuadoriani) e questo incontro con il sindaco e le realtà vive che ci appartengono di quel territorio, con Franco Veccia e il suo progetto Policoro di tutti i giovani per la diocesi di San Benedetto, le problematiche forti ma piene di speranza di Lauri Maria di Grottammare, hanno definito che il progetto Speranza, di dare anche ai giovani la parola e l’azione per il cambiamento ad esse affidato dal Papa a Lisbona, può essere il segno dell’inizio di un nuovo cammino nelle Marche.
Quaranta giovani di Cupra Marittima, insieme ad altri di San benedetto e di Ascoli, con il Vescovo di Ascoli che è stato nominato il vice della CEI per le quattro regioni, per aiutarci a realizzare i nostri ideali. Il mio cammino di questi giorni, nelle visite alle comunità sparse e non ancora compiuto, in cui a Don Vinicio attribuisco il ruolo di aiutarmi anche con l’aiuto di questo Vescovo, nelle cinque realtà regionali centrali, aiutandomi anche per ristabilire a Roma un afflato unitario, tutto ciò vedo con ricchezza di Speranza.
Tutto come cominciammo nel 65/66, nello spirito di Papa Giovanni XXIII, a vivere per i primi poveri che erano i disabili, per la loro emancipazione umana e sociale della loro vita. Dall’Italia al mondo, in Ecuador nel ’97, al 30° della comunità, dicemmo che la Speranza, già necessaria per il mondo difficile che si annunciava, viene dal Sud del mondo, dai poveri della terra e tante furono le nostre progettualità con la CICA, nate nel ’92 con l’America Latina e l’Africa protagoniste. In Africa il sogno con il Majete dei bambini di strada con i loro diritti e poi il Giubileo a rovescio per denunciare lo scempio degli squadroni di morte, contraddizione enorme in Brasile.
Tutte le comunità partecipi e i ragazzi del mondo vennero nel 2005 a dire sul dramma che già l’ONU intravedeva della crisi ecologica: “ Ragazzi italiani salviamo insieme la Pacha Mama”. Tutte queste cose ci spingono a far rinascere una Capodarco vera nell’azione nazionale, sul dopo di noi, ma anche internazionale sui diritti dei poveri della terra.
In Camerun, per l’apporto di resistenza di un nostro collaboratore, c’è ancora casa Franco, la CICA ancora esiste e al nord c’è un missionario, padre Don Danilo Fenaroli, che a nome di Capodarco porta avanti i nostri discorsi con la fondazione Betlemme, dove fino al 2015 sono andati i nostri giovani con il CESC.
Il giorno 11 settembre andrò a Faenza, dove ci sarà il Cardinale Zuppi, a cui dissi quando morì Eugenio Melandri, saveriano, tocca a noi unire le forze, perché il suo progetto elaborato in Camerun prima di morie, fiorisca con il nostro impegno di unità possibile tra l’Emilia Romagna e le Marche.
Tutto questo è rinato dalla nostra preghiera comune il 19 agosto e siamo tutti impegnati ora, anche per superare con l’aiuto di Capodarco, la situazione di Roma, nelle divisioni che sono state prodotte. Fu disastro il fallimento, ma più ancora le divisioni tra noi che vanno superate con l’aiuto di tutte le buone volontà.
Don Vinicio dice un Welfare umano da ristabilire, nell’aiuto anche suo, la visione dell’idealità dei giovani e dei loro diritti di essere protagonisti del cambiamento, possiamo realizzarlo unendo a noi tante energie.
La scrittura della Santa Messa del 19 diceva con Isaia:
Prima Lettura (Is 56,1.6-7)
Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore: “Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché prossima a venire è la mia salvezza; la mia giustizia sta per rivelarsi”. Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saliranno graditi sul mio altare, perché il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli”.
Questo testo, in quel giorno del mio 67° sacerdozio, ci dice l’impegno che dovremmo avere dal locale all’internazionale, per i diritti dei poveri della terra, soprattutto per proclamare il diritto dei più piccoli, dai bambini ai giovani, a contare per il cambiamento.
Le altre due letture le sintetizzo, quella di San Paolo ai Romani, ci dice che l’ultimo tempo, in cui anche gli ebrei ritorneranno al Signore, presuppone il giudizio della Misericordia di Dio, sulle colpe dell’occidente ( la Babilonia dell’apocalisse, la disobbedienza a Dio di tutti gli uomini di oggi). La misericordia su noi che ci siamo tanto divisi.
Poi il Vangelo invece ci dice una nuova apertura che dobbiamo avere e che è in Italia il dopo di noi delle famiglie, della donna, ma è il grande grido delle donne del mondo sulla Pietà che il mondo oggi nel cuore delle donne si deve realizzare su tutte le violenze fatte.
“Donna, grande è la tua Fede, avvenga per te come desideri”. Lo dico in termini finali, la virtù della Speranza è proprio basata su questa Fede che lo Spirito aiuti la nostra azione con la sua forza e in Capodarco c’è questo contenuto di fondo perché dicemmo, sin dall’inizio, che la resurrezione del Cristo agisce nella storia, nel dare la vera Speranza ai poveri.
A questa Speranza dei poveri bisogna unire, con forti azione di formazione e di impegno possibile, anche i nostri giovani smarriti ma incoraggiati da Papa Francesco a sporcarsi le mani.
Dal 19 agosto a Capodarco, questa Speranza sta rinascendo.
Don Franco Monterubbianesi
