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giovedì, 20 Giugno, 2024

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Appello di 57 associazioni al governo: «Per gli anziani servono 1,3 miliardi»

«Immobilismo non più tollerabile». Sarà pure «fiera di quello che abbiamo fatto, fiera di noi, della nostra classe dirigente e fiera anche di me stessa», come ha detto nel messaggio autocelebrativo ai fedeli dell’«Italia vincente», ma Giorgia Meloni al mondo degli anziani non autosufficienti non è piaciuta affatto. Certo, le 57 associazioni e organizzazioni della società civile coinvolte nell’assistenza e la tutela degli anziani e unite nel Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza (dalle Acli alla Caritas, da Cittadinanzattiva al Forum Terzo Settore, dal Consiglio Nazionale Assistenti Sociali a Sos Alzheimer…) riconoscono che finalmente nel marzo scorso è stata votata la Legge Delega della riforma dell’assistenza (la Legge 33/2023), prevista dal Pnrr e attesa da ventisei anni. Cioè dal varo della Commissione Onofri voluta da Prodi nel lontano ‘97. Quando lo scudetto andò alla Juve di Zidane e a Sanremo vinsero i Jalisse con Fiumi di parole. Canzone evocativa dei diluvi di bla-bla-bla sul tema che già avevano allagato la politica prima e l’avrebbero allagata poi.

Sulla carta

E anche se è vero che la legge era stata messa in dirittura d’arrivo da Mario Draghi, onore al merito: è passata (con ritardi abissali rispetto alla Spagna nel 2006, la Francia nel 2002, la Germania nel ‘95, l’Austria nel ‘93 nonostante siamo noi e i giapponesi i più vecchi) con la premier attuale. Evviva. Dato a Giorgia quel che è di Giorgia, però, il «Patto dei 57» dice che non basta. E accusa il governo di «ignorare dieci milioni di persone» e cioè gli anziani non autosufficienti (3,8 milioni) e i familiari che quotidianamente li assistono: «“L’Italia non ha bisogno di riformare l’assistenza agli anziani non autosufficienti”: è quello che si evince dalla Legge di Bilancio appena varata per il 2024 dal Governo che, sulla scorta delle prime bozze circolanti, sembrerebbe ignorare completamente questo ambito del welfare. Tuttavia, come ben sanno le persone coinvolte — anziani, caregiver familiari, operatori — la realtà è ben altra». Per capirci: la legge sulla non autosufficienza, per ora, resta solo una bella dichiarazione di intenti. Senza grano non si fa farina. Senza soldi non si fa assistenza.

Monsignor Paglia

Un tema anticipato giorni fa su Corriere.it da monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita: «Non sono un tecnico e non mi avventuro in analisi complesse su questa o quella scelta per migliorare il nostro Servizio sanitario nazionale. Ho però una visione delle cose che parte dalle persone, dagli anziani, dalla oggettiva distanza che li separa sia dalle cure che dalla assistenza. La distanza abissale per avere un decente servizio di assistenza sociale a casa, qualcuno che aiuti a fare la spesa nei piccoli Comuni delle aree interne, un accesso semplice ai prelievi, e via dicendo». Se l’obiettivo è «muovere fuori dagli ospedali, integrandole, cure e assistenza» con «un servizio capace di avvicinarsi alle persone, raggiungendole nelle loro case, con una rete di personale ed un continuum assistenziale presente sul territorio, in grado di individuare con tempestività i più bisognosi, i non autosufficienti e soprattutto i fragili, coloro che vivono presso la loro abitazione in equilibrio precario, sospesi tra il poter restare a casa, con un piccolo aiuto, e il dover precipitare in ospedale, in Rsa, in un hospice», come si raggiunge senza soldi e senza una programmazione che parta subito?

Prospettive

Quale sia la prospettiva lo spiegano nel saggio «Gli anziani italiani nel prossimo ventennio» i demografi Chiara Gargiulo e Giampiero Dalla Zuanna: «L’incremento del numero degli anziani in Italia è impressionante. Dall’inizio del secolo al 2017, gli ultrasettantenni sono passati da 7 a 10 milioni e, secondo le previsioni dell’Istat, nel 2042 dovrebbero diventare 15 milioni». Una crescita «irresistibile» dovuta «sia al progressivo ingresso in età anziana dei figli del baby boom nati fra il 1945 e il 1975 (invecchiamento dal basso), sia allo straordinario incremento della sopravvivenza (invecchiamento dall’alto)». Con la prospettiva che in quel 2042 (meno d’un ventennio: dopodomani) l’età media alla morte potrebbe essere «di poco inferiore a 90 anni». Con tutti i problemi a cascata che si possono immaginare.

«Adesso le risposte»

Quando ci vogliamo pensare, domani come Rossella O’Hara in Via col vento? Sarebbe folle, risponde il «Patto dei 57»: se Giorgia Meloni e il suo governo ripetono sempre d’avere obiettivi a lunga scadenza, occorre avviare già «nel 2024 un Piano di Legislatura per attuare progressivamente la riforma» e «iniziare a fornire migliori risposte ad anziani e famiglie e dare sollievo alle loro pressanti necessità, cominciando subito ad operare ciascuno dei principali ambiti del settore: assistenza a casa, strutture residenziali e contributi monetari, con un finanziamento sostenibile per le casse dello Stato, pari a 1,3 miliardi nel 2024». Insomma, per costruire il futuro, occorre «impostare il percorso pluriennale necessario a tradurre la riforma in pratica». Dando per scontato che «sarà, come sempre, più complicato del previsto».

La sfida

Tema: Giorgia Meloni raccoglierà la sfida lanciata dalla denuncia che «questo immobilismo non sia più tollerabile e che sia necessario agire senza indugi per iniziare a dare sollievo alle pressanti necessità delle persone che vivono la disabilità»? Mesi fa garantì: «Dal Patto per la terza età, che pone le basi per una riforma complessiva delle politiche a favore degli anziani, fino all’aumento delle pensioni minime, abbiamo detto ai nostri anziani che li consideriamo importanti e abbiamo cura di loro». Nel discorso programmatico di investitura in Parlamento, però, non c’era traccia delle parole «handicap», «disabilità» e varianti. E scarse sono le citazioni negli archivi dell’Ansa dell’ultimo anno di governo: su 10.665 titoli «meloniani», nel bene e nel male, la «non autosufficienza» compare una manciata di volte. Contro 94 takes con la parola orgoglio, 109 con sovranità, 110 con natalità, 193 con figli, 498 immigrati o immigrazione. Non sono dettagli. Sono un programma. Sta a lei, la premier, mostrare che le accuse di scarso interesse verso la «non autosufficienza» e i disabili, sui quali sono stati appena «spostati» 350 milioni, sono solo «cattiverie».


Fonte: https://www.corriere.it/cronache/23_ottobre_23/appello-57-associazioni-governo-per-anziani-servono-13-miliardi-7af0f888-71de-11ee-a36b-700898289415.shtml

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