L’ESEMPIO DELLA FATTORIA MONTEPACINI DI FERMO E L’INTUIZIONE DI DON FRANCO MONTERUBBIANESI. NE SCRIVE PAOLA SEVERINI MELOGRANI SU AVVENIRE
La Fattoria sociale Montepacini, a Fermo (Marche), dimostra che attraverso la sostenibilità, la biodiversità e la cosiddetta “piccola ruralità del buono, pulito e giusto” è possibile coniugare l’inclusione di persone disabili e l’accoglienza di richiedenti asilo e di tutti coloro, donne e uomini, che sono fragili e svantaggiati. Tutto questo avviene grazie a una visione di “agricoltura sociale” immaginata (ormai tanti anni fa) dallo spirito libero e indomito di don Franco Monterubbianesi che, dopo aver fondato la Comunità di Capodarco, nell’ultima parte della sua vita ha realizzato questo modello che possiamo definire rivoluzionario. Siamo qui, in un pomeriggio di mezzo agosto, quando il clima si è fatto più clemente, invitati da Marco Marchetti, cresciuto con don Franco e che, grazie a lui, ha fondato la Fattoria Sociale Montepacini. Marco ha voluto ricordare la figura di uno dei grandi “pretacci” italiani, come li definiva Candido Cannavò.
Don Franco se ne è andato l’anno scorso, circondato dall’amore di chi non l’ha mailasciato, ed è giusto ricordarlo a 70 anni dalla sua ordinazione e a 60 dalla Comunità “Gesù Risorto”, la cui prima casa a Capodarco si chiamerà “Casa Papa Giovanni”. Da allora guiderà la comunità fino al 1994. La Fattoria Sociale Montepacini nasce nel solco del movimento “Ritorno alla Terra” e dell’associazione “Noi Ragazzi del Mondo”, poiché don Franco, lasciata Capodarco Italia, si occuperà delle realtà internazionali. Siamo qui per ricordarlo in modo felice, come avrebbe voluto. Con noi anche Paolo Berdini, Letizia Bellabarba, Paolo Calcinaro, Marco Ercoli, Luca Guardabascio, Christian Gizzardi, Maria Luisa Leombruni, Jasmine Luzinga, Marco Marchetti, Fabio Mazzari, lan McCarthy, Andrea Mecozzi, Eros Scarafoni, Ilaria Signoriello, Federico Spagnoli e Andrea Strafonda. Ma chi ha raccolto il testimone dell’ultimo sogno (realizzato) di don Franco è Marco Marchetti, che nel 2012 ha scelto di dar vita, con il Comune di Fermo, a questo progetto di agricoltura sociale partendo con la creazione di un centro estivo in campagna per bambini e il trasferimento dalla città in campagna, di un Centro socio educativo riabilitativo diurno per giovani e adulti con disabilità intellettiva e relazionale. Col ritorno alla terra, lui ci racconta come si può dare voce al “durante e dopo di noi”, coinvolgendo giornalisti, operatori socio-sanitari, filosofi, informatici, agricoltori, famiglie, docenti universitari, registi e comunicatori. Tra di loro il biografo cinematografico del fondatore: Luca Guardabascio, che ci ha portato il film“Capodarco e i giovani prima del futuro”.
La Fattoria Montepacini rappresenta un modello comunitario che non accetta la diseducazione culturale e la violenza, e ridà a una parola, ormai usata a sproposito, un valore palpabile: inclusione. Dal 2018, alla base della “visione” che guida la Fattoria c’è la convinzione che occorra dare attuazione alla Convenzione Onu per i diritti delle persone disabili, che l’Italia ha ratificato nel 2009. Dal 2022, con il completamento dei lavori al primo piano della casa colonica, è stato avviato un progetto di “vita indipendente – cohousing” per accogliere momentaneamente persone con disabilità o persone “vulnerate” che, a diverso titolo, si impegnano a collaborare con la Fattoria. Don Franco ha trovato in questa forma istituzionale, e ricca di regole positive, una vitalità che mette al primo posto i diritti e la partecipazione, in un tempo scuro come è il nostro, dove i diritti vengono scavalcati e la partecipazione viene ritenuta inutile dai più.
