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mercoledì, 14 Ottobre, 2026

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Su Avvenire gli auguri al presidente Mattarella di Paola Severini Melograni

«CARO PRESIDENTE, CI HAI FATTO SENTIRE TUTTI ITALIANI MIGLIORI»

Caro direttore, domani Sergio Mattarella compie 82 anni. Fare il Presidente della Repubblica è un mestiere che non si improvvisa, bisogna esserci portati, avere una vocazione. Dei nostri dodici presidenti (sei dei quali ho avuto l’onore di frequentare) molti erano già “naturalmente” predisposti. Non è un caso, però, che gli ultimi due siano stati rinnovati. Un diplomatico tedesco innamorato dell’Italia si chiedeva come mai «gli italiani, così confusi a livello parlamentare, con governi che fanno e disfano in continuazione, hanno però quasi sempre avuto grandi Presidenti della Repubblica?». Tento una risposta: gli italiani (i rappresentanti della politica, perché la nostra non è una Repubblica presidenziale) quando scelgono, non possono permettersi errori, anche se il rischio c’è…! In realtà, questo secondo settennato, figlio del Covid e della confusione politica, del montante populismo in tutta Europa è nato sotto un segno differente. Abbiamo un nuovo, sorprendente Mattarella, conscio di essere entrato nel cuore degli italiani, che non si accontentano più della sua generosità nel “consegnarsi” (ho usato questa parola descrivendo il suo rapporto con gli italiani più fragili e in particolare con le persone disabili) ma chiedono prese di posizione forti. Anche per contribuire a risolvere le emergenze non più procrastinabili dell’oggi: la senescenza del nostro Paese, l’accettazione di una società multietnica – unica salvezza al declino demografico -, la necessità di dare sostegno agli anziani e ai disabili, la restaurazione dell’ascensore sociale, la ristrutturazione della scuola e la revisione della giustizia. La solidarietà come sistema, non come beneficenza. In tal senso, il suo ruolo rispetto a questo giovane governo, che dichiara ad ogni piè sospinto di essere composto da persone che sono state sempre all’opposizione (non è vero) ha l’assoluta necessità dei suoi consigli e valutazioni, della sua moderazione e, soprattutto, della sua visione.

Il nostro Presidente ha come stella polare l’avversione alla parola “indifferenza” e questo non ignorare le sofferenze altrui gli ha permesso il “sistema Mattarella” nelle piccole o grandi questioni: quando premia i giovani Alfieri della Repubblica e quando manda i messaggi di moral suasion sui massimi sistemi. Continua a rendere disponibili Quirinale e Castelporziano ai fragili e con la pazienza del buon Maestro indica ogni giorno, in ogni gesto, la necessità di aiutare e di aiutarci. Mentre ci stiamo ancora leccando le ferite del post-Covid (e vivendo una mostruosa rimozione collettiva – ma i sanitari, i parenti dei morti, i nostri preadolescenti e adolescenti confusi e indecisi a tutto, no, certo non se lo dimenticano!) c’è qualcuno che si fa ancora ispirare da un modello di società che in apparenza ha fallito, e che si concretizza nel quotidiano (indimenticabile per me il presidente in ginocchio per mettersi al livello di Jacopo Melio in carrozzina, o che prende le mani di una bimba cieca e se le appoggia sul suo volto), i piccoli gesti che ci possono far commuovere o sorridere sono anche quelle immagini di lui sulle scale del Vittoriano, solo, affranto, ma dritto come un fuso (un giovinotto di ottant’anni direi) e nel contempo pieno di speranza. Riuscire ad afferrare “l’istante magico” per comunicare a tutti noi non è soltanto merito suo, ma di una squadra di donne e uomini generosi, che non comparendo mai, si spendono come pochi per il loro “grande capo” (chi ha mai sentito parlare in pubblico un grande civil servant come Ugo Zampetti?). Insomma, Mattarella ci ha fatto sentire migliori. Ma la differenza la fa il suo essere un politico laico sì, ma convintamente cristiano, innamorato di Maritain. Pochi filosofi hanno lasciato un segno così profondo nella storia del nostro Paese (e nel cuore di Mattarella). Il credente, scrisse Maritain, se opera «in quanto cristiano» deve allinearsi con la Chiesa, ma se agisce «da cristiano» ascolta la propria coscienza e quindi il Cristo. Sergio Mattarella ha scelto di difendere le istituzioni, senza, come scriveva nel 1963 Italo Calvino nell’ultima pagina della sua “Giornata di uno scrutatore” nel difenderle queste benedette istituzioni, lasciar mai spegnere il fuoco. Auguri Presidente!

Paola Severini, Direttore di angelipress.com, ideatore e conduttore di “O Anche No”, Rai 3

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