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mercoledì, 14 Ottobre, 2026

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Mattarella, un mare di auguri. Una tradizione che va avanti dal 2016

Oggi Sergio Mattarella compie 83 anni e festeggia il suo nono compleanno al Quirinale. Anche quest’anno, come ormai da tradizione, Paola Severini fa i suoi auguri pubblicamente, una tradizione che va avanti dal 2016 e che raccogliamo qui di seguito – anno per anno – per rivivere insieme non solo il percorso dell’uomo, ma anche il termometro sociale e politico del nostro Paese.

2016, Auguri Presidente Mattarella

Sabato 23 luglio Sergio Mattarella compie 75 anni: è il suo secondo compleanno al Quirinale, che arriva in un periodo molto complicato della storia della nostra Repubblica e dell’Europa tutta. Dei suoi 11 predecessori non è né il più giovane (era Cossiga a soli 57 anni) né il più vecchio (Napolitano a 88) e nemmeno il primo che proviene dalla DC. E’ certamente diverso da tutti gli altri a motivo dell’acuta sensibilità che lo porta ad identificarsi nelle sofferenze della gente comune, in particolar modo anziani e disabili. Poco si conosce e pochissimo trapela della sua vita, ad eccezione della tragedia che ha sconvolto la sua famiglia. La sua formazione politica è ascrivibile, certo, alla sinistra democristiana, ma nemmeno internet ormai la riconosce.Se si naviga infatti sullo scarno specchietto di Wikipedia (ricchissima di notizie su qualunque argomento, assai parca invece sui nostri Presidenti) si  può leggere: provenienza politica “indipendente”, allo stesso modo, curiosamente, è scritto pure riguardo al secondo mandato di Napolitano (vale soltanto per loro due): come se la storia di una vita vissuta nei partiti, quando si arriva allo scranno più alto, possa venire ridimensionata e riportata ad una bizzarra definizione, dato che questo o quel partito non esistono formalmente più.

Esistono però e restano intatte, se non addirittura rafforzate, quelle caratteristiche fondative che hanno portato la persona fino a quell’incarico. Nel caso di Sergio Mattarella le caratteristiche fondative della sua personalità, fino a ieri sottese nella sua storia umana e intellettuale, si stanno oggi dispiegando, obbligate dal ruolo e dagli avvenimenti. Scriveva Piero Melograni nel suo “Saggio sui potenti” che i potenti sono limitati dall’ignoranza -intesa in modo ampio come quello che non conoscono- che impedisce loro di dominare la realtà perché le informazioni che ricevono sono quasi sempre inesatte, contraddittorie e tardive; aggiungeva poi, che gli apparati burocratici sono impossibili da scavalcare e influenzano in maniera determinante le decisioni dei grandi decisori, e, elemento importantissimo, che un grande ostacolo all’esercizio di una buona gestione della cosa pubblica è rappresentato dall’irrazionalità delle folle (riferendosi al saggio di Gustav le Bon che aveva fatto pubblicare in Italia).

Il nostro sistema non riconosce al Capo dello Stato il potere politico e di gestione che spetta al Primo Ministro – da noi Presidente del Consiglio dei Ministri – bensì gli affida un compito ancor più determinante e essenziale ( secondo comma della Costituzione articolo 87) “il Presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale”, mi permetto di aggiungere, in particolar modo durante periodi di crisi come l’attuale, rappresenta le speranze (come ha dichiarato nel suo discorso di insediamento) di una popolazione che è non soltanto vittima di  una lunga turbativa economica ma soprattutto di un vulnus di fiducia nel prossimo futuro: il dettato della Costituzione in tal modo affida al Presidente della Repubblica un compito supremo di indirizzo e mediazione.

Sergio Mattarella sta esprimendo proprio queste due virtù e la sua azione rientra in quella che per i cattolici come lui viene definita “la grazia di stato” (stavolta non applicata al catechismo) che recita: “quello speciale dono che accompagna l’esercizio della responsabilità della vita cristiana e dei ministeri in seno alla Chiesa”. Chi ha un ministero civile, insomma, attenda al ministero cosciente dell’importanza dello stesso; Giulio Andreotti anni fa mi disse che “la grazia di stato” si dovrebbe applicare a tutti i politici quando giungano a ricoprire un incarico che prescinde dalle appartenenze e dalle provenienze e divengano rappresentativi delle istanze di tutti.

Il Presidente, attraverso le sue iniziative solidali, troppo poco conosciute purtroppo, sta riportando essenzialmente la trasposizione delle virtù del cristiano al servizio dello stato, come diceva Thomas More. Anche se  si è formato sulle opere di Maritain e non somiglia in alcun modo negli atteggiamenti esteriori e nelle convinzioni interiori a quel suo predecessore, Francesco Cossiga, che fece di More il suo rifermento principe.

Scriveva ancora Melograni che un capo deve sottostare in qualche modo alle caratteristiche culturali delle masse, alle abitudini secolari e alle aspirazioni profonde di esse. “il modo di vivere di una nazione non può essere trasformato da un atto di volontà o da un decreto”. Il sentimento popolare però può essere interpretato e si possono evocare e poi applicare quelle che sono le caratteristiche migliori della nazione: non tutti i governanti lo hanno fatto, semplificando potremmo dire che Mussolini aveva l’ambizione di trasformare gli italiani in un popolo guerriero, Berlusconi invece non ha mai avuto la pretesa di cambiarli questi italiani, ma ci si è identificato attraverso i linguaggi della televisione e del calcio prima ancora che della politica. Renzi giunge dopo una potente richiesta di cambiamento a tutti i costi e il movimento 5stelle invece dopo una ulteriore richiesta di cambiamento, stavolta affannosa. In tutta questa evoluzione, il Capo dello Stato,  l’ultimo supremo arbitro in ordine di tempo (arrivato dopo il presidente della repubblica “più politico” che l’Italia abbia mai avuto), si è fatto carico invece, grazie all’attenzione in primo luogo alla “persona umana” (l’umanesimo integrale di Maritain) di interpretare plasticamente il Paese nelle vittorie e nei successi solidali, così come di partecipare direttamente (siamo arrivati ad un Presidente che dà del tu, con passione e non per posa, ai parenti delle vittime dei disastri) ai dolori dei suoi connazionali. In questo paragonabile soltanto a Sandro Pertini.

Citando l’Otello di Verdi potremmo dire che ci ama “per le nostre sventure e per la nostra pietà” e lo dimostra. Mattarella è stato un dirigente politico (scrivono di lui “suo malgrado”, a causa della terribile morte del fratello), un grande giurista sì, ma un distaccato intellettuale no (per quello che la consorteria in Italia ha sempre rappresentato), mai impegnato in cordate per avere incarichi. Credo che sia il Presidente, assieme a De Nicola, che abbia meno ambito all’incarico. Mattarella è semplicemente un cristiano in politica e per questi tempi difficili, durante i quali il mondo può essere più desiderabile senza eroi nel negativo e nel positivo, è una vera sfida.

Buon compleanno Presidente.

2019 Avvenire: https://www.avvenire.it/attualita/pagine/sergio-mattarella-compleanno-compie-78-anni

2019 Formiche: https://formiche.net/2019/07/auguri-compleanno-mattarella/

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