L’Accademia Nazionale dei Lincei conferisce ogni anno, dal 1950, i “Premi Antonio Feltrinelli” a persone ed enti che si sono resi illustri nelle scienze e nelle arti. La loro istituzione si deve all’imprenditore e filantropo Antonio Feltrinelli (1887-1942), il quale designò l’Accademia erede universale del suo patrimonio, con lo specifico fine di assegnare premi d’eccellenza, sul modello della Fondazione Nobel.
Ogni anno l’Accademia conferisce:
1) premi internazionali, nelle discipline di scienze morali e storiche, scienze fisiche, matematiche e naturali, lettere, arti e medicina;
2) premi nazionali, in una delle precedenti categorie, a rotazione;
3) premi destinati a giovani sotto i 40 anni.
L’Accademia assegna inoltre un premio per un’impresa eccezionale di alto valore morale e umanitario.
Il valore complessivo annuo assegnato dall’Accademia per i Premi Antonio Feltrinelli ammonta ad oltre 1 milione di euro.
Con oltre 70 anni di storia, questi “Nobel italiani” compongono un quadro prestigioso e diversificato della cultura e della scienza della nostra epoca, come attestano alcune eminenti personalità – tra le molte premiate – del calibro di Thomas Mann, Igor Stravinsky, Eugenio Montale, Joan Mirò, Anna Banti, Luciano Berio, Patrizia Cavalli. Figure illustri che Antionio Feltrinelli non esitava a indicare come i “veri benefattori del proprio Paese e dell’umanità”.
PER LA PITTURA a Anselm KIEFER
Anselm Kiefer è forse oggi il maggiore pittore vivente: in oltre mezzo secolo di creazioni ha fatto dialogare il colore con piombo, paglia, sabbia, cenere, con il peso della storia e con la parola poetica (memorabili le tele con i versi di Paul Celan). Dalla mitologia nordica alla I Guerra Mondiale, dalle ferite della Germania del ‘900 all’alchimia e alla mistica orientale, Kiefer ha sempre cercato di rappresentare l’irrappresentabile in opere dense di simboli e di materia, dall’indescrivibile potenziale evocativo.
PER LA COMPOSIZIONE MUSICALE a Fabio VACCHI
Fabio Vacchi, compositore, nelle sue musiche da camera ha saputo piegare il rigore dell’avanguardia verso una peculiare “poesia di aloni”. Acclamato in Italia e all’estero per i “Calanchi di Sabbiuno”, composti per i 50 anni della Resistenza, nelle opere strumentali più recenti persegue uno squisito ripensamento dell’espressionismo musicale europeo. Vacchi ha scritto per noi un pezzo per Violoncello per la produzione “Il giorno della libertà”, con la regia di Luca Verdone e la produzione di Paola Severini.
