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domenica, 14 Aprile, 2024

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Scomoda al cuore ed alla ragione, Paola Severini in ricordo di Clara Sereni

Un ricordo di Clara Sereni, del Direttore Paola Severini Melograni, in occasione della presentazione del volume ‘Clara Sereni’ di Francesca Silvestri e Puma Valentina Scricciolo e della prima edizione del premio letterario a lei intitolato.

l primo aprile 2016, Sergio Mattarella ha voluto la scrittrice Clara Sereni come relatrice in occasione della giornata nazionale dedicata alle persone con disabilità intellettiva. A dimostrazione che il Capo dello Stato è sinceramente vicino al mondo della disabilità

Ogni volta che muore una persona amica, con la quale si sono condivise battaglie e passioni, se ne va una parte della nostra vita e siamo costretti a bilanci a volte dolorosi a volte invece magnifici. La scorsa settimana è morta Clara Sereni e il consuntivo del tempo passato assieme è straordinario: la sua testardaggine, la sua bellissima scrittura, il suo amore per le persone sono tra i motivi che mi danno la forza di alzarmi ogni mattina, il coraggio di affrontare l’enormità delle disuguaglianze che, soprattutto in quest’ultimo periodo, ci sovrastano.

Ho conosciuto Clara alla fine degli anni ’80 insieme con Giulio Cattaneo, grande critico letterario,ingiustamente dimenticato, con Rosetta Rota Flaiano, la vedova di Ennio e con Ennio De Concini, premio oscar per la sceneggiatura di “Divorzio all’italiana”. Cosa avevano in comune queste straordinarie persone così diverse fra di loro? Un figlio o una figlia handicappata. Lo raccontarono poi insieme in un libro collettivo,dal titolo “Mi riguarda”uscito proprio nel luglio di 24 anni fa, uno degli ultimi frutti positivi della “stagione dei diritti” nata dalla rivoluzione del’68.

Clara era raffinata scrittrice e appassionata militante, alla ricerca di briciole di gioia, nonostante un dolore invincibile fosse il suo compagno da anni. Era cosciente di essere una privilegiata nell’affrontare la sua condizione di mamma di una persona con gravi disabilità, privilegiata perché in possesso di strumenti culturali, economici e politici per affrontare un problema enorme che altri non sarebbero riusciti e non riescono ad affrontare, (e i troppi, terribili fatti di cronaca di genitori che uccidono i propri figli malati ne fanno fede).

Lo ha fatto per anni, pensando a suo figlio e pure, generosamente, ai figli degli altri, attraverso la politica (che non ha compreso il suo valore, soprattutto il mondo della sinistra nel quale ha militato per scelta e tradizione familiare, e che l’ha fatta arrivare appena a fare il vicesindaco di Perugia, quando sarebbe potuta essere un magnifico ministro del welfare).

“Scomodi al cuore e alla regione, questi figli” così si legge in “Mi riguarda” che fa parte integrante dei suoi straordinari scritti (tutti attuali e notevoli, da Casalinghitudine a Via Ripetta 155, l’ultimo, del 2015) nei quali, con la leggerezza di chi sa, descrive la quotidianità delle 2 milioni e mezzo di famiglie italiane con un disabile grave al loro interno.

Le famiglie, questa risorsa straordinaria, questa salvezza e questo inferno, le famiglie utilizzate dallo Stato per tamponare le sue mancanze, le famiglie dove le madri “non possono mai riposarsi del tutto” e per loro aveva costruito la Città del Sole, un modello di comunità che poteva ospitare i ragazzi garantendo un “tempo di tregua”a genitori consumati dal peso della fatica, fisica e mentale, che la relazione quotidiana con questi figli pretende.

Ci siamo incontrate l’ultima volta l’anno scorso “sono stanca, mi ritiro in un istituto per anziani” lei che è invece morta giovane, a 71 anni. I caregiver, parola elegante per definire i familiari-assistenti, coloro che non conoscono la possibilità di “andare in vacanza” ma nemmeno, a volte, dal parrucchiere e meno che mai di fare all’amore col proprio partner e che hanno un rischio di mortalità del 63% in più di noi comuni e fortunati cittadini (da una ricerca dell’università di Pittsburgh).
La Città del Sole intendeva dare una piccola risposta a questo grande disagio: quando il mondo della politica e delle istituzioni non l’ha più sostenuta, Clara ha cominciato a morire.

Solo un uomo si è ricordato di questa voce: il 1° aprile 2016, Sergio Mattarella l’ha voluta come relatrice in occasione della giornata nazionale dedicata alle persone con disabilità intellettiva. Non mi stancherò mai di ripetere come il Capo dello Stato sia sinceramente vicino al mondo della disabilità: lo ha dimostrato e continua a dimostrarlo attraverso gesti concreti che assumono il peso specifico di modelli da seguire e di indicazioni precise.

Anche quest’anno, il prossimo 21 settembre, Castelporziano ospiterà una giornata di festa per tante famiglie e tante associazioni, che avranno così il rango di ospiti speciali, tanto quanto Capi di Stato e personalità straniere. Ma tutto l’anno la tenuta presidenziale è dedicata a questo mondo, grazie a una scelta di campo, completamente diversa dall’uso che se ne faceva nel passato.

Sempre nel 2016, Clara mi scrisse una lettera in occasione della presentazione al Senato della legge sul “Dopo di Noi”, un primo passo per fornire risposte economicamente concrete a tutte queste famiglie: pochi spiccioli certo, che però hanno segnato l’inizio di un percorso che non va sottovalutato. Ci aspettano, nel nome di Chiara, tante altre battaglie legislative, politiche, sociali da combattere, per riconoscere la dignità a queste famiglie: perché non basta inventarsi definizioni o ministeri nuovi di zecca, ma è necessario agire, immediatamente: “E’difficile, ma si può, si deve… Non brancoliamo nel buio, non siamo soli, con altre e altri possiamo costruire un mondo migliore: migliore per TUTTI e non solo per i disabili che ne sono la cartina di tornasole. Senza di loro, senza la loro presenza attiva, il mondo è monco, gli manca un pezzo e questo è un problema, per tutte e per tutti”.

Qui sotto c’è un link con l’ultima lettera che Clara ha scritto a Paola Severini, in occasione dell’incontro al Senato durante il quale volle partecipare solo attraverso la sua scrittura: amica mia, continueremo ad essere “Scomode al cuore e alla ragione”.

Lettera di Clara Sereni inviata a Paola Severini, letta in occasione del convegno sulla legge sul Dopo di Noi, tenutosi presso il Senato della Repubblica il 15 aprile 2016.

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