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giovedì, 23 Maggio, 2024

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“Emergenza povertà: un Paese tagliato in due” di Giacomo Galeazzi

Povertà e benessere. L’Italia tagliata in due. I contribuenti più ricchi sono in Lombardia (27.890 euro) e i più poveri in Calabria (17.160 euro). Nel 2023, le famiglie in povertà assoluta salgono all’8,5% del totale delle famiglie residenti. Ecco la mappa della povertà e e delle disuguaglianze territoriali. Se si guarda la classifica dal basso, nelle prime trenta posizioni dei comuni più poveri, ben 10 sono calabresi e 4 molisani. I dati delle dichiarazioni 2023 descrivono anche l’origine del reddito degli italiani. I redditi da lavoro dipendente e da pensione rappresentano circa l’83% del reddito complessivo dichiarato, e che il reddito medio più elevato è quello da lavoro autonomo, pari a 64.670 euro. Mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è pari a 27.420 euro. I lavoratori dipendenti dichiarano mediamente 22.280 euro e i pensionati 19.750 euro. Si riesce anche ad avere un quadro abbastanza chiaro della distribuzione del carico fiscale, ovvero quanto pesa sulle diverse fasce di reddito che lo scorso anno furono ridotte da cinque a quattro. L’imposta netta dichiarata da 32,4 milioni di soggetti, per un valore di 5.380 euro a persona, è stata di 174,2 miliardi di euro, (+1,9% rispetto all’anno precedente).

Rischio-povertà

La distribuzione dell’imposta per classi di reddito mostra che i contribuenti con redditi fino a 35.000 euro (l’80% del totale) dichiarano il 37% dell’imposta netta totale. Mentre il restante 63% è dichiarato dai contribuenti con redditi superiori a 35.000 euro (il 20% del totale contribuenti). E’ quest’ultima, in sostanza, la fascia su cui pesa maggiormente la tassazione. Visto che il 20% dei contribuenti paga il 63% della tassa. Meno toccati quelli con reddito reddito complessivo maggiore di 300.000 euro (0,2% dei contribuenti), che dichiarano il 7,8% dell’imposta netta totale (nel 2021 era il 6,7%). Con 281 persone che dichiarano un reddito medio poco più alto di 97 mila euro annui, è Portofino il comune italiano che nel 2023 finisce in cima alla lista dei più ricchi d’Italia. All’ultimo posto c’è invece un piccolo comune in provincia di Como, Carvagna, dove solo 87 contribuenti, su 172 abitanti, hanno presentato i modelli fiscali, dichiarando un reddito medio di appena 7.402 euro. Ma è un’eccezione per la Lombardia, visto che dai dati sulle dichiarazioni Irpef 2023 spicca in quanto regione più ricca d’Italia, al contrario della Calabria che rimane la più povera.

Analisi territoriale

In totale, nel 2023 sono state circa 42 milioni le dichiarazioni (+1,3% del 2022) e il reddito medio è salito a 23.650 euro. In aumento del 4,9% rispetto al reddito medio dichiarato l’anno precedente. L’analisi territoriale mostra che la regione con reddito medio più elevato è la Lombardia (27.890 euro), seguita dalla provincia autonoma di Bolzano (27.230 euro), mentre la Calabria è quella con il reddito più basso (17.160 euro). “Persiste una distanza significativa tra il reddito medio delle regioni centro-settentrionali e quello delle regioni meridionali e le isole. Considerato che in Sicilia si ferma a 18 mila euro e in Sardegna a 19 mila”, sottolinea il Mef. Guardando ai comuni, la situazione è più variegata. La classifica dei 30 più ricchi, guidata da Portofino che stacca di gran lunga tutti con un reddito medio che sfiora i 100 mila euro, vede a seguire Lajatico, in provincia di Pisa, dove 965 contribuenti dichiarano in media 56 mila euro annui. Il terzo posto va a Basiglio (Milano), con 53 mila euro. Dei 30, ben 16 sono comuni lombardi (Milano è al tredicesimo posto con 37 mila euro). E 10 piemontesi (ma Torino non c’è, piazzata solo al 363esimo posto con 27 mila euro di reddito). Confrontando i capoluoghi, Bologna è al 119mo posto con 29 mila euro, Roma al 124esimo con un reddito di 28.900 euro. Firenze al 220mo con 27 mila. Venezia al posto numero 800 con 24 mila euro. Napoli al numero 1.985 con 22.700, Palermo al 2.400 con 22 mila.

Sos lavoro

 “Noi abbiamo certamente un punto fermo, l’Italia è fondata sul lavoro e non sul sussidio”, afferma il ministro del Lavoro, Marina Calderone. E aggiunge: “Questo credo che sia fondamentale. E’ il motivo per cui abbiamo intrapreso un percorso certamente non facile. Perché quando si deve ridisegnare il sistema degli aiuti c’è chi poi può pensare che il Governo ce l’abbia con i poveri, l’ho letto spesso. Oppure che non abbia sufficiente sensibilità per comprendere che ci sono delle situazioni e delle persone che vivono invece dei momenti di fragilità“. Prosegue Marina Calderone: “Abbiamo introdotto una riforma importante, siamo quasi a un anno dal ‘decreto primo maggio‘ approvato nel 2023. Decreto che oggi posso definire assolutamente corretto nei presupposti. E  in ciò che ci sta manifestando il mondo del lavoro. Lo dimostrano quelli che sono i numeri del lavoro. Perché oggi siamo a una percentuale di occupazione che è la più alta di sempre. Abbiamo una percentuale di disoccupazione che è la più bassa di sempre. Abbiamo invertito la tendenza”.

Fuori dalla povertà

Sostiene il ministro del Lavoro: “La disoccupazione giovanile diminuisce. E aumenta il numero delle persone che in questo momento è alla ricerca di un lavoro. Che si è attivato, si sta attivando per cercare un lavoro. Ciò perché probabilmente quegli strumenti, che prima consegnavano una condizione di tranquillità nella percezione di un sussidio, hanno visto invece una modifica importante nel ‘decreto primo maggio’. Abbiamo separato quella che è la nostra visione delle politiche di accompagnamento al lavoro dalla sfera dell’assistenza e della cura dei soggetti. Invece dei sussidi a raffica, ci sono gli strumenti per incentivare le imprese ad assumere”.


Fonte: https://www.interris.it/copertina/poverta-paese/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=giornaliera

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