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giovedì, 23 Maggio, 2024

fondato e diretto da Paola Severini Melograni

Presentazione dei libri “Caccia ai nazisti” di Marco De Paolis e “Muoio per te” di Filippo Boni. Dialoga con gli autori il giornalista scrittore Pier Vittorio Buffa. Interviene il professor Giovanni Maria Flick

A 80 anni dal tragico 1944, anno delle peggiori stragi nazifasciste in Italia,

il 6 maggio 2024 alle ore 18 presso Spazio Sette libreria in via dei Barbieri 7 a Roma presenteremo i libri:

“Caccia ai nazisti. Marzabotto, Sant’Anna e le stragi naziste in Italia: la storia del procuratore che ha portato i colpevoli alla sbarra” di Marco de Paolis  – prefazione di Liliana Segre – Rizzoli 2023

«Nonostante il lungo tempo trascorso dalla data del fatto anzidetto, non si sono avute notizie utili per la identificazione degli autori e per l’accertamento delle responsabilità.» Recita così il decreto di archiviazione del 1960 per i fascicoli dell’«Armadio della vergogna», con il quale la procura generale militare di Roma negherà la giustizia per le stragi compiute dai nazifascisti in Italia dopo l’8 settembre 1943. Non era vero. Le «notizie utili» c’erano eccome, ma qualcuno aveva scelto, arbitrariamente, di non andare avanti con le indagini. A fare una scelta diversa, a oltre quarant’anni da quell’archiviazione, sarà il giovane procuratore militare di La Spezia, Marco De Paolis. In questo libro è lui a raccontare i quindici anni, tra il 2002 e il 2018, di indagini, interrogatori, sopralluoghi, esami dei testimoni, processi che hanno portato a oltre 500 procedimenti giudiziari contro i criminali di guerra nazisti e fascisti per gli eccidi di civili e militari. Marzabotto, Sant’Anna di Stazzema, Civitella in Val di Chiana, ma anche Kos e Leros, Cefalonia: sono solo gli episodi più conosciuti tra quelli di cui De Paolis si è occupato, consapevole che «il dolore non va in prescrizione» e che la sete di verità dei sopravvissuti e dei parenti delle vittime era stata ignorata per troppo tempo. Una storia avvincente, una caccia ai colpevoli tra Italia, Germania e Austria per interrogare gli ex SS ancora in vita e stabilirne le responsabilità, portarli alla sbarra, farli condannare. E insieme un racconto intimo e privato di cosa ha significato immergersi in «un dolore così immenso», come lo definirà uno dei sopravvissuti, il dolore di chi ha dovuto subire l’ulteriore ingiustizia «del mancato assolvimento da parte dello Stato del primario e doveroso compito di ricercare, processare e punire i responsabili di quella brutale violenza».

“Ho istruito più di cinquecento procedimenti penali per crimini di guerra che hanno causato complessivamente la morte di 6961 persone, ottenuto il rinvio a giudizio per 79 nazisti, fatto celebrare 17 processi contro i responsabili di 2601 omicidi che hanno portato, in primo grado, a 57 condanne all’ergastolo. Per arrivare a questi risultati ho effettuato più di mille rogatorie internazionali e ascoltato 1310 testimoni, mentre 1662 sono state le dichiarazioni testimoniali acquisite da altri processi. E ho fatto solo il mio dovere, niente di più”.

Marco De Paolis ha diretto la Procura militare della Repubblica di La Spezia dal 2002 al 2008, e qui ha istruito oltre 450 procedimenti per crimini di guerra durante il secondo conflitto mondiale. E’ stato pubblico ministero, tra gli altri, nei processi per le stragi nazifasciste di Sant’Anna di Stazzema, Civitella Val di Chiana, Monte Sole-Marzabotto, e per l’eccidio di Cefalonia. Nell’agosto del 2018 ha assunto l’attuale incarico di Procuratore Generale Militare presso la Corte Militare di Appello di Roma. A maggio del 2021 il magistrato militare ha ricevuto l’onorificenza del Grand’Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica Federale di Germania, uno dei maggiori riconoscimenti tedeschi. Ha ricevuto il Premio Michel Vanderborght Fighters e il Premio Speciale alla Carriera dell’International Association of Prosecutors.

“Muoio per te. Cavriglia, 4 luglio 1944 un massacro nazista che l’Italia ha dimenticato” di Filippo Boni – Longanesi 2021

Tra il 4 e l’11 luglio 1944 in un piccolo comune toscano 192 civili maschi tra i 14 e i 95 anni furono massacrati dalle mitraglie naziste. Molti di loro si consegnarono spontaneamente, certi della propria innocenza. Qualcuno si offrì per salvare gli altri. Alcuni tradirono. Le storie di quei 192 uomini ingiustamente dimenticati dalla Storia rivivono ora in queste pagine.

Prima che sia troppo tardi, consegna questi pochi fogli ai tuoi figli un giorno e non dimenticare la catena dell’orologio che per una vita ho portato con me. Non è una catena che ci ha imprigionato, ma una catena che ci ha reso liberi di amarci così pienamente fino all’ultimo

Primavera 1996. Giuseppe Boni, 72 anni, macellaio in pensione, sta morendo, vinto da un cancro. Riempie con una certa premura le pagine di un diario che ricompongono una tragedia macchiata di rosso. Una tragedia di cui lui fu testimone e che solo pochissimi conoscono fuori dal borgo in cui vive. Una tragedia che si è consumata durante una tragedia ancora più grande e che, per questo, è stata dimenticata. La sua memoria va all’estate del 1944, quando compaesani, amici e parenti – il suo stesso padre – vennero rastrellati nelle proprie case, mitragliati e bruciati dai reparti tedeschi della Divisione Hermann Göring. Senza nessuna spiegazione. Senza nessuna giustizia. Giuseppe quel giorno si salvò, scappando nel bosco e nascondendosi vicino all’accampamento di alcuni partigiani. Suo padre, invece, convinto che il figlio fosse morto si consegnò ai tedeschi. Lo trovarono ricoperto di sangue, con la catena di un orologio a cipolla in tasca che Giuseppe ha custodito per tutta la vita. Le maglie di quella catena gli ricordano ora le tappe che portarono all’eccidio: gli spostamenti dei partigiani, l’arrivo dei tedeschi nelle settimane precedenti il 4 luglio, la pianificazione del massacro e l’inferno di quella mattina. Ma gli ricordano anche le storie incredibili di chi non ebbe tempo neppure di salutare, di chi, come don Ferrante, offrì la propria vita in cambio di quella degli altri, di chi si salvò in modo rocambolesco, come Gino che la madre travestì da donna e di chi invece morì tragicamente, per sbaglio, per un colpo di vento, per una finestra chiusa male, per una spiata di un traditore o per un eccesso di buona fede. Perché il ricordo di tutto quel dolore non svanisca per sempre, Giuseppe il macellaio si fa narratore, e trasmette al nipote, l’autore di questo libro, l’accorata testimonianza di un atroce massacro di cui pochissimi fino a oggi si sono occupati.

Filippo Boni, studioso del Novecento e degli anni di piombo, giornalista, ha pubblicato svariati saggi sulla Resistenza e sull’età contemporanea. Con Longanesi ha pubblicato “Gli eroi di via Fani” (2018, Premio Firenze-Europa), “L’ultimo sopravvissuto di Cefalonia” (2019), “Qualsiasi cosa accada. Fabrizio Bernini. Il sogno di un imprenditore visionario. La storia della sua famiglia. Il potere di una promessa” (2023).

Pier Vittorio Buffa ha lavorato per quarant’anni come giornalista nel Gruppo Editoriale L’Espresso. Fra i suoi libri: “Al di là di quelle mura” (Rizzoli 1984, con Franco Giustolisi), viaggio inchiesta nelle carceri italiane; “Mara Renato e io. Storia dei fondatori delle BR” (Mondadori 1988, con Franco Giustolisi e Alberto Franceschini); “Io ho visto”, storie dei sopravvissuti alle stragi naziste-fasciste, portato in teatro da Pamela Villoresi (Nutrimenti 2013) e “Non volevo morire così. Santo Stefano e Ventotene. Storie di ergastolo e di confino”, con prefazione di Emma Bonino (Nutrimenti 2017). “Ufficialmente dispersi”, il suo primo romanzo, è stato pubblicato da Marsilio nel 1995, Transeuropa e ora è nel catalogo Piemme. “La Casa dell’uva fragola” (Piemme 2023) è il suo secondo romanzo.

Giovanni Maria Flick nasce a Ciriè (Torino) nel 1940. Sposato, con tre figlie e sei nipoti, vive a Roma. Dopo la laurea in Giurisprudenza a 23 anni viene chiamato a dirigere la Città dei ragazzi di Roma. A 24 anni vince il concorso in magistratura. Nel 1976 lascia la magistratura per intraprendere la carriera di avvocato penalista che interrompe nel 1996 con la nomina a Ministro della Giustizia nel governo Prodi I. Nel febbraio del 2000 viene nominato giudice della Corte Costituzionale dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Cinque anni dopo assume la carica di vicepresidente e nel 2008 diventa presidente.
Attualmente è professore emerito di Diritto penale all’Università Luiss di Roma, dove ha insegnato fino alla nomina a giudice costituzionale. È inoltre presidente onorario della Fondazione Museo della Shoah di Roma. È stato consigliere e poi presidente della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, durante il concordato preventivo che ha consentito il salvataggio e la vendita del polo sanitario e della ricerca milanese. È stato delegato del Commissario straordinario del governo per l’Expo 2015 di Milano. Autore di monografie, saggi, articoli, commenti, relazioni e interventi in convegni e seminari di studio, nazionali ed internazionali, su temi del diritto penale (in particolare, del diritto penale dell’economia e della intermediazione finanziaria; della criminalità organizzata; dei diritti della persona; della pubblica amministrazione), e su temi del rapporto fra globalizzazione e diritti fondamentali. Editorialista sui temi della giustizia, dei rapporti fra diritto penale ed economia, della criminalità organizzata, dei diritti umani, per il quotidiano finanziario “Il Sole 24 Ore” (fino al 1996) e per il quotidiano “La Stampa” (fino al 2000).


Fonte: https://www.ideerranti.it/events/presentazione-dei-libri-caccia-ai-nazisti-di-marco-de-paolis-e-muoio-per-te-di-filippo-boni-dialoga-con-gli-autori-il-giornalista-scrittore-pier-vittorio-buffa-interviene-il-professor-giovan/

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