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domenica, 3 Marzo, 2024

fondato e diretto da Paola Severini Melograni

Grande Meraviglia di Viola Ardone

Ardone racconta il legame umano e la fatica di chi sceglie di prendersi cura dei più deboli e lo sforzo a chiarire il senso di un’esistenza. Fatta d’ascolto e d’amore. Incomprensibili come la pazzia.

Come negli altri romanzi l’universo narrativo unisce la prospettiva del singolo, il destino di dolore e di rinascita a un impegno civile, che l’autrice consegna ai suoi protagonisti. Oltre c’è ovviamente la Storia e la memoria comune e ricostruita, che va dal 1972 fino quasi ai nostri giorni. L’autrice procede all’indietro per rimontare i tasselli mancanti della vicenda, e poi va in avanti, fino a seguire le conseguenze del seme d’ingiustizia, quando Mutti, la madre della protagonista, venne allontanata dalla libertà col favore di una società feroce, e internata e costretta a restare fra quelle mura, pur di non perdere la figlia che ha voluto amato e partorito.

I manicomi che dovrebbero essere chiusi, dalla legge di Franco Basaglia, sono ancora lì. La legge ne vieta l’esistenza, ma Elba, la giovanissima protagonista di questa storia, allevata dietro le sbarre continua ad aggirarsi fra le mura dei reparti. Tra quelle mura, esistono ancora l’elettroshock selvaggio, le camicie di forza, il coma insulinico, le contenzioni meccaniche praticate in modo prolungato. Elba vede tutto sa e capisce bene quello che vede. Il motivo della sua presenza è dovuto alla colpa della madre: i medici pensano che, come sua madre, anche lei, da grande, sarà un’adultera e come tale deve ‘essere curata’.

(Fonte Noi Donne, qui l’articolo completo)

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