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01 Aprile 2020 - 07:29

Le nanotecnologie che permettono di ascoltare il dialogo tra le cellule a stella del cervello

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Una ricerca coordinata dal Cnr-Isof in collaborazione con il Cnr-Imm dimostra che, sebbene siano “non eccitabili”, gli astrociti hanno una propria attività bioelettrica di eccitazione e comunicazione. Pubblicato su Advanced Biosystems lo studio presenta possibili applicazioni nanotecnologiche per la cura di patologie come epilessia e ictus.

Il cervello umano, che molti di noi pensano essere costituito solo da neuroni, è in realtà per la maggior parte formato da cellule, dette gliali, così dette perché al tempo della loro scoperta si riteneva fossero un mero “riempitivo” tra i neuroni. Gli studi degli ultimi 40 anni stanno dimostrando che questa visione neuro-centrica è ormai sorpassata e che gli astrociti, cellule gliali a forma di stella, hanno un ruolo centrale nella struttura del cervello e in funzioni come memoria ed apprendimento. Un lavoro pubblicato sulla rivista Advanced Biosystems e coordinato da Valentina Benfenati dell’Istituto per la sintesi organica e fotoreattività del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isof), in collaborazione con Annalisa Convertino e Luca Maiolo dell’Istituto per la microelettronica e microsistemi, del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Imm) dimostra che, sebbene siano “non eccitabili”, gli astrociti hanno una propria attività bioelettrica di eccitazione e comunicazione che però non è il “classico” impulso nervoso, bensì delle piccole e lente variazioni di segnale locale, dell’ordine di milionesimi di Volt o miliardesimi di Ampere e delle centinaia di millisecondi.

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