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17 Settembre 2020 - 09:48

Sylvia Earle, “Sua Profondità” degli oceani

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Sylvia Earle, la biologa marina americana di fama mondiale, ha compiuto 85 anni lo scorso 30 agosto. È stata per oltre cinquanta anni esploratrice degli oceani e dal 1998 ha lavorato come Explorer-in-Residence per National Geographic. La sua carriera cominciò con un dottorato in algologia nel 1966, divenne in seguito acquanauta, poi scienziata per l’Amministrazione nazionale oceanica ed atmosferica (NOAA, National Oceanic and Atmospheric Administration), infine scrittrice e fondatrice di Mission Blue, un’organizzazione scientifica per la tutela degli oceani dalla pesca incontrollata, i cambiamenti climatici, l'inquinamento e le predazioni dell'uomo.

Nell’intervista rilasciata a National Geographic che ha visto come tema centrale, non a caso, gli oceani, Earle ha ricordato quanto è “essenziale mettere in luce i problemi e le soluzioni e mettere in grado le persone di usare le proprie conoscenze e capacità individuali per fare delle scelte. Se non c’è conoscenza, non può esserci attenzione e dedizione.” Nell’era della tecnologia e dei social media la conoscenza può essere condivisa con chiunque, ed è questo lo snodo cruciale che sta invertendo la tendenza negativa a non occuparsi di una situazione critica, o peggio ancora a non saperne affatto. Continua l’oceanografa: “I bambini di oggi sanno com’è la Terra vista dallo spazio, mentre io quando ero piccola lo ignoravo”.

A proposito della vita, passata ad osservare e studiare gli abissi, “Sua profondità”, così viene presentata delle volte la dott.ssa Earle, fa il punto della situazione: “Allora, cinquant'anni fa, si vedeva di tutto. Oggi abbiamo perso circa la metà delle barriere coralline e quasi il 90% dei pesci di grosse dimensioni. Abbiamo decimato i pesci in maniera spaventosa. Ogni anno preleviamo dagli oceani quasi 100 milioni di tonnellate di fauna, distruggendo gli habitat. Credevamo che l'oceano fosse vasto, resistente e con risorse infinite. Non è affatto così e noi abbiamo rotto i suoi equilibri”.

Uno dei progetti di Blue Marine sono gli Hope Spots, ovvero dei punti di ricerca posizionati nelle zone più critiche degli oceani, che servono a determinare lo stato di salute dei mari e delle specie viventi. “Il più grande problema degli oceani è l'ignoranza, il non capire che dovremmo preoccuparcene. Nessuna specie ha cambiato i mari più degli umani. Abbiamo preso il pesce su scala industriale e abbiamo riempito gli oceani di plastica. Ora è tempo di invertire la rotta, prima che il danno sia irreversibile". E se lo dice la più importante oceanografa al mondo, dobbiamo fidarci.

https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/09/sylvia-earle-loceanografa-dei-record-la-nostra-vita-dipende-dalloceano

https://mission-blue.org/

https://www.repubblica.it/dossier/ambiente/effetto-terra/2020/09/07/news/sylvia_earle_la_signora_degli_abissi-266278488/

A cura di Simone Riga

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