Nelle pagine del Corriere della Sera di oggi, Marco Rizzi recensisce il libro Grido di pace, scritto dal fondatore di Sant’Egidio: «Riccardi – scrive Rizzi – coglie tre cause per questo paradosso. Anzitutto, è venuta meno la memoria vivente delle sofferenze che le due guerre mondiali hanno provocato, dato che gli ultimi testimoni consapevoli (ovvero quanti potevano avere almeno sei o sette anni allo scoppio del secondo conflitto) stanno ormai scomparendo: nell’assenza di una testimonianza viva e diretta, l’orrore della guerra appare qualcosa di lontano, anestetizzato dalle mille altre notizie da cui siamo quotidianamente inondati. In secondo luogo, il prepotente riemergere dei nazionalismi ha creato un sentimento di chiusura nei confronti dell’altro, che ha reso la convivenza tra culture e religioni più difficile: ne sono testimonianza città come Sarajevo o Salonicco, un tempo multietniche e ricche di comunità di differente ascendenza, ora invece culturalmente e religiosamente omogeneizzatesi (e a proposito del riemergere dei nazionalismi Riccardi propone una fine riflessione sul simbolo per eccellenza della nazione, la bandiera, in questo caso quella italiana). Infine, il diffondersi in Europa di una sensazione di paura, di incertezza, legata all’invecchiamento della popolazione e all’insicurezza, anche economica, generata dai fenomeni di globalizzazione e d’immigrazione che paiono mettere a rischio il futuro immediato».
