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mercoledì, 7 Ottobre, 2026

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Lo sport in carcere come via di riscatto

Lo sport, e in particolare il calcio, può diventare uno strumento potente di rinascita personale anche nelle condizioni più difficili, come quelle della detenzione. È il messaggio che emerge dalla storia di Germano Capasso, raccontata da Vatican News in occasione del Giubileo dello Sport (16 giugno 2025).

Capasso, nato a Napoli, ha vissuto una vita segnata da alti e bassi: un’infanzia difficile, una carriera sportiva promettente fino alla Serie C, gli studi in giurisprudenza, il lavoro in panificio. Ma poi, la discesa nel crimine e l’ingresso in carcere. Proprio l’esperienza detentiva si rivela per lui un punto di svolta. Nel 2014 entra nella casa circondariale di Lanciano (Chieti) dove, grazie al progetto “Mettiamoci in gioco” promosso dalla Lega Nazionale Dilettanti, nasce una squadra di calcio a 5: la Libertas Stanazzo. Capasso ne diventa subito capitano.

“Quel campo da calcetto è stato un campo di rinascita”, racconta. Lo sport in carcere non è solo svago, ma un’occasione per ristabilire regole, socialità e dignità. Dopo il rilascio nel 2016, Capasso ha trasformato il suo passato in una testimonianza di speranza per gli altri.

Nel marzo 2025, la Lega Nazionale Dilettanti ha celebrato il decennale del progetto producendo un cortometraggio nell’ambito dell’iniziativa “Sopra la barriera”, che punta a promuovere l’inclusione e il recupero attraverso lo sport anche nei contesti detentivi.

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