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lunedì, 17 Giugno, 2024

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Decennale naufragio del 3 ottobre: il CISOM a Lampedusa per educare all’accoglienza nell’ambito di ‘Europe of rights’ 2023

In occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, e nel decimo anniversario della tragedia del 3 ottobre 2013, anche il CISOM sarà presente a Lampedusa all’evento “Europe of Rights”, organizzato dal Comitato 3 ottobre, che si svolgerà dal 30 settembre al 3 ottobre. Questo evento si propone di offrire opportunità di apprendimento alle giovani generazioni italiane ed europee, promuovendo un’educazione interculturale e contribuendo allo sviluppo di una cultura basata sulla solidarietà, sull’accoglienza e sul dialogo, con un profondo rispetto per i diritti umani. Durante queste tre intense giornate, saranno organizzati workshop, commemorazioni, eventi serali, tavole rotonde e manifestazioni sull’isola, che simbolicamente rappresenta il punto di arrivo per tanti migranti in Europa. L’obiettivo principale è quello di raccontare quanto è avvenuto dal 2013 a oggi, durante un decennio in cui oltre 27.000 vite sono state tristemente perse nel tentativo disperato di attraversare il Mediterraneo.

All’interno di “Europe of Rights,” il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta – CISOM riveste un ruolo fondamentale con un laboratorio dal titolo: “L’evoluzione delle operazioni di soccorso in mare del CISOM in questi dieci anni – il viaggio, il mare e l’assistenza medica.” Questo laboratorio coinvolgerà attivamente gli studenti presenti sull’isola, offrendo loro un’esperienza immersiva e formativa. Saranno invitati a mettersi nei panni dei migranti, vivendo l’intero percorso del loro viaggio in mare. Attraverso la simulazione di vari scenari di interventi sanitari e l’uso di manichini per rappresentare situazioni di emergenza, il laboratorio fornirà una panoramica realistica delle sfide e delle dinamiche del soccorso in mare. Si tratterà di un’opportunità unica per gli studenti di acquisire una comprensione approfondita della complessità e dell’importanza del soccorso in mare, promuovendo una maggiore consapevolezza sulle sfide affrontate dai soccorritori e sull’importanza della solidarietà e dell’accoglienza in situazioni di emergenza.

Il 3 ottobre 2013 è una data destinata a rimanere indelebile nella memoria come uno dei giorni più tragici della storia umana. In quella giornata il Mediterraneo divenne teatro di una tragedia che ha sconvolto il mondo intero: il naufragio di un barcone carico di migranti, un evento che si trasformò in una delle più grandi tragedie del mare mai accadute. Tra le 500 persone a bordo, 368 persero la vita, trasformando il loro sogno di una vita migliore in un incubo senza fine.

Il Mediterraneo, che dovrebbe fungere da ponte di connessione tra culture e popoli, è purtroppo diventato un luogo di sofferenza e perdita per innumerevoli famiglie. La tragedia del 3 ottobre sottolinea la necessità impellente di adoperarsi per prevenire ulteriori perdite di vite umane in mare e per accogliere con compassione coloro che cercano rifugio da situazioni di pericolo. Il laboratorio che abbiamo organizzato in questa circostanza rappresenta un passo significativo verso una comprensione più profonda delle sfide umanitarie che affrontiamo nel contesto del Mar Mediterraneo e costituisce un appello vibrante alla solidarietà e all’umanità,” ha dichiarato il Delegato Straordinario Benedetto Barberini.

Il CISOM, con i suoi sanitari presenti a Lampedusa e a bordo delle Unità Navali della Guardia Costiera dal 2008 ad oggi, svolge un ruolo fondamentale nel salvare vite umane e fornire assistenza medica essenziale a coloro in difficoltà in mare. La loro presenza in queste operazioni di soccorso contribuisce in modo significativo a mitigare le tragedie e le sofferenze causate dalle traversate pericolose attraverso il Mediterraneo, sottolineando l’importanza fondamentale del lavoro di soccorso e assistenza umanitaria in queste circostanze critiche.

“IL MIO 3 OTTOBRE A LAMPEDUSA”: LA TESTIMONIANZA DI ATTILIO DEL VICARIO, VOLONTARIO CISOM 

Mi chiamo Attilio Del Vicario, e dal 1997 sono un volontario del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta. Di professione Architetto, il mio tempo libero è dedicato al servizio verso gli altri e dal 2008 partecipo attivamente a varie missioni di soccorso ai migranti. Quando sono partito per una missione del CISOM a Lampedusa immaginavo semplicemente di svolgere il servizio di volontariato come sempre. Lo consideravo un’opportunità straordinaria per entrare in contatto con la calorosa comunità di Lampedusa, un luogo che incarna autenticamente i principi di accoglienza e amore per il prossimo. Tuttavia, l’esperienza che ho vissuto durante il servizio di soccorso ai migranti il 3 ottobre 2013 ha superato di gran lunga le mie aspettative. I ricordi di quel giorno sono indelebili. Prima dell’alba, insieme alla Guardia Costiera e alla Guardia di Finanza, abbiamo soccorso e messo in salvo quasi 500 migranti. Fino alle prime ore della notte, siamo rimasti al molo, accogliendo con sorrisi gli ultimi bambini che giungevano, stretti tra le braccia di chi aveva rischiato tutto in mare. La gratitudine e l’affetto di quei bambini erano evidenti, e vedere la gioia di chi era riuscito a sfuggire alla morte in paesi in guerra e alla miseria ci ha fatto capire quanto il nostro impegno fosse veramente importante. Eravamo lì, io e gli altri volontari, insieme alla Guardia Costiera, alla Guardia di Finanza e a tutti coloro che, per scelta o per vocazione, avevano fatto del soccorso una missione di vita. Eravamo lì sul molo la mattina seguente, alle 7.00, pronti ad accogliere i sopravvissuti. La tensione nell’aria era tangibile, e non posso negare di aver pregato affinché quella terribile tragedia che si prospettava all’orizzonte non si verificasse. Abbiamo garantito la nostra presenza sul luogo quando le bare sono state consegnate, accompagnando con esse i corpi delle vittime. Ci siamo dedicati a rendere loro omaggio e a preservare la loro dignità, collaborando con gli esperti della polizia scientifica per l’identificazione di ciascuna delle vittime. Quello che rimarrà impresso nella mia memoria è la disperazione dei sopravvissuti di fronte alle bare allineate. Nel pianto collettivo di tutti noi presenti i sopravvissuti, uno dopo l’altro, hanno deposto un fiore su una bara. Non importava se non sapessero a chi appartenesse quella bara; quel gesto costituiva un omaggio alla memoria dei propri cari, dei loro coniugi e dei loro figli. Ciò che è accaduto dopo quella tragica giornata è ormai parte della storia, ma rappresenta anche un motivo di profondo dolore. È sconcertante constatare come, nei giorni successivi e ancora oggi, l’attenzione sia concentrata principalmente sul numero delle vittime, trascurando spesso le vite che riusciamo a salvare ogni giorno. È doloroso vedere che la sofferenza di interi popoli, la disperazione che li spinge a rischiare tutto per cercare una vita migliore, sembra non avere fine. Nonostante tutte queste sfide, continueremo con impegno a fare del nostro meglio. Lavoreremo per tendere una mano amica a chi ne ha bisogno e per offrire speranza a chi cerca un futuro migliore. Il nostro impegno nel soccorso ai migranti non conoscerà tregua, perché crediamo fermamente che ogni vita sia preziosa e meriti di essere salvata.

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