Su Repubblica un allarme forte e chiaro emerge dal nuovo rapporto della Caritas: nell’arco di dieci anni la povertà assoluta in Italia è aumentata del 43,3% fra le famiglie.
Un Paese che fino a ieri poteva mostrare segnali di ripresa oggi rivela un tessuto sociale molto più fragile: disuguaglianze crescenti, condizioni di indigenza diffuse, e nuove forme di esclusione.
I dati-chiave e le evidenze
- Sono oltre 5,7 milioni gli italiani che vivono in condizione di indigenza e circa 2,2 milioni le famiglie che si trovano in povertà assoluta.
- Fra le voci che peggiorano maggiormente: l’impossibilità di far fronte alle bollette e ai costi dell’abitazione, l’aumento delle vulnerabilità sociali e una crescita delle violenze – spesso collegate alle condizioni di fragilità economica.
- Le disuguaglianze non sono solo economiche: si manifestano anche su piano educativo, abitativo e relazionale. L’ente segnala che la “ripresa economica non è omogenea” e che la povertà assume “forme sempre più sottili”.
Cosa significa per il Paese
Questo scenario suggerisce che la povertà non è più un fenomeno temporaneo legato a singole crisi, ma sta assumendo un carattere strutturale: famiglie che restano a lungo in condizioni di difficoltà e un numero crescente di persone che rischiano di uscire dagli indicatori ufficiali della “povertà assoluta” ma vivono comunque in una condizione di forte fragilità.
Il rapporto Caritas richiede quindi uno sguardo diverso: non solo misure emergenziali, ma politiche che rafforzino l’inclusione, la protezione sociale, l’accesso ai servizi essenziali e un’attenzione specifica ai soggetti più esposti (donne, persone con disabilità, famiglie monoparentali).
