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venerdì, 1 Marzo, 2024

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Cento anni dalla nascita di Sergio Zavoli: il ricordo di Paola Severini Melograni

In occasione dei cent’anni dalla nascita di Sergio Zavoli e a tre anni dalla sua morte, verrà trasmesso stasera alle 21:10 su Rai Storia, un documentario che ripercorrerà le sue molte vite: da quella del giornalista, cronista e scrittore a quella di Presidente della Rai e Senatore della Repubblica.
Riportiamo inoltre la commemorazione scritta dalla nostra direttrice Paola Severini Melograni, che in passato è stata una delle allieve di Zavoli.

IL RITRATTO
Nessun giornalista (davvero nessuno) è riuscito a parlare a ben 5 generazioni di italiani, comunicando con loro dalla radio prima (dove comincia nel ‘47) e dalla tv poi, dove approda nel ‘62. Le “sue” trasmissioni, Processo alla tappa, Tv7, Az, Un fatto come e perché, Controcampo, Nascita di una dittatura, le lascia per diventare un ottimo presidente della Rai dall’80 all’86 e subito dopo realizza ancora La notte della Repubblica, una delle poche luci che hanno illuminato la tragedia del terrorismo vissuta dal nostro Paese. Sarà senatore per 4 legislature, prima nel gruppo misto e poi nel Pd e infine presidente della Commissione di Vigilanza. È questo il record principale di Sergio Zavoli, una produzione sterminata di libri, articoli, trasmissioni, tutta sempre ad un livello altissimo, una mole di lavoro che ha informato e formato milioni di italiani perbene. Zavoli che si è spento ieri, lucidissimo, alla magnifica età di quasi 97 anni(li avrebbe compiuti il prossimo 21 settembre) era nato a Ravenna ma era riminese d’adozione e sarà seppellito vicino al suo grande amico Federico Fellini, come desiderava.

COMPETENZA
Ci lascia la prova provata che la radio e la televisione possono essere fatte con competenza, stile narrativo, e vivaddio, la “voce” giusta, non soltanto attraverso un bel volto o un corpo giovane. Un modello di giornalismo, scevro da infingimenti, da mezzucci per alzare l’ascolto, da scandali. Oggi anche gli avversari politici (Zavoli ha militato per anni nella sinistra moderata, come dal suo libro Socialista di Dio), riconoscono a questo fuoriclasse di essere stato sempre coerente nello stile e nei contenuti del suo messaggio. Zavoli ha disegnato la sua carriera di professionista dell’informazione attraversando tutti gli incarichi con la medesima classe e raggiungendo risultati straordinari. Un Maestro e insieme un uomo generoso: fino a quando ha svolto “il disperso lavoro di giornalista” non c’è stato argomento scabroso che non abbia affrontato con il tocco di colui che riflette, che si mette in gioco, che cerca le risposte, sapendo che probabilmente quello che resterà saranno invece solo le domande. Un mestiere che può essere svolto in molti modi, soprattutto quando si diventa direttori, o addirittura presidenti dell’azienda nella quale si era entrati come semplici cronisti.
L’unicità di Zavoli fu proprio nel suo restare se stesso e nel coraggio di affermare, in particolar modo come cattolico, torturato da tanti dubbi di fede, la propria differenza. Ricordo la sua generosità nei confronti di una giovanissima e sconosciuta collega qual’ero, nel 1991, quando dopo il suo reportage sulla legge Basaglia si rese disponibile a presiedere un piccolo festival da me diretto Oltre la Norma a Pesaro, sulle disabilità psichiche e fisiche («i romagnoli sono generosi e se lo aveva già fatto il mio amico Zavattini perchè non io?») e poi anni dopo, alla morte di un altro personaggio, il cardinale-giornalista Ersilio Tonini, volle consegnarmi il suo ricordo per la biografia da me scritta per l’occasione che pubblicammo addirittura assieme. «Lei accetta che interpretando un cristianesimo radicale, possa dirsi che la perfezione si conquista attraverso la sofferenza?» chiese al cardinale, era questo il suo cruccio; e Tonini rispose: «La sofferenza è un segno: soltanto gli esseri che hanno la capacità di soffrire sono creature completamente viventi».

SOFFERENZA
Aveva sofferto molto, non ultimo a causa della lunga malattia della sua prima moglie; e di questa sofferenza non se ne vergognava, anzi, la esprimeva tutta: ricordate come veniva soprannominato? “Il Commosso Viaggiatore”. E questi esseri provati dalla sorte Sergio se li andava a cercare, fossero ciclisti impegnati allo spasimo, suore di clausura, terroristi pentiti, prostitute (che chiamava, con somma eleganza “falene”).
Dovrebbe proprio essere preso a modello dai giovani colleghi non soltanto per il suo stile e per il suo linguaggio (e per il magnifico timbro della sua voce, che l’età veneranda non aveva scalfito) ma soprattutto per i contenuti che aveva deciso fermamente di raccontare e per la ricerca, senza tregua, degli stessi. Zavoli non è stato solo un testimone, ma è stato capace di renderci tutti testimoni: se c’è un lascito, tra i mille che ereditiamo da lui, è rivolto soprattutto a chi oggi è protagonista del mondo della comunicazione e che cerca alibi (l’audience, i trend, tutti termini inglesi che lui certamente non utilizzava) per non mettersi alla prova, per non rischiare. I nostri lettori, i nostri spettatori, sono migliori di noi, dobbiamo ricordarlo sempre.

Paola Severini Melograni

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