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martedì, 5 Marzo, 2024

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La differenza ci rende migliori. Paola Severini sul Corriere della Sera

Sul Corriere della Sera in un editoriale, Paola Severini parla del politico tedesco che ha dichiarato di volere farla finita con l’inclusione delle persone con disabilità in Germania, sostenendo che serve una dura presa di posizione italiana ed europea.

Il 31 marzo scorso, in occasione della giornata Internazionale della consapevolezza sull’autismo, ho chiesto alla mia amica Edith Bruck una riflessione sul T4, il programma di eliminazione delle persone con disabilità, messo in atto dai nazisti e considerato la prova generale del sistema di eliminazione dei Rom, degli omosessuali e infine l’Olocausto che ha annientato due terzi degli ebrei in Europa e milioni di altre vittime innocenti. Edith, attraverso la sua analisi, sempre esatta e appassionata, da testimone oculare, oltre che da grande intellettuale, mi ha raccontato che i primi campi di concentramento erano destinati proprio alle persone «indegne di vivere».

T4 è l’abbreviazione del nome e del numero civico di una via di Berlino, Tiergartenstraße 4, esattamente «il giardino degli animali», infatti la strada è vicina allo zoo della città, un nome che fa pensare come la valutazione dei medici nazisti fosse quella di ritenere coloro che non rientravano nei limiti immaginati di una «razza eletta» simili ad animali da abbattere. Le motivazioni erano anche di tipo «amministrativo», perché, grazie all’applicazione del programma attraverso i terribili Tribunali per la Sanità Ereditaria, furono eliminati anche ospedali e case di cura insieme ad un numero di persone ricoverate, di nazionalità tedesca, cifra che va dai 200 ai 350mila.

Non conosciamo esattamente poi quante furono le sterilizzazioni forzate. I colpevoli, in realtà, anche dopo la caduta di Hitler, non pagarono il prezzo del loro mostruoso comportamento: nel libro dedicato al dottor Asperger scritto da Edith Sheffer si racconta di come questo medico austriaco abbia (soltanto lui) provocato la morte di ottocento creature e terminato tranquillamente la sua vita morendo indisturbato nel suo letto: durante la trasmissione (che può essere recuperata su RaiPlay come tutte le altre dall’inizio della messa in onda, nel settembre di 4 anni fa) abbiamo lanciato una campagna per far sì che le forme lievi di autismo non vengano mai più definite con questo termine.

Proprio in quei giorni, durante il mese dedicato alle persone con spettro autistico, per Bjorn Hocke, il leader di Afd, Alternative fur Deutschland, la procura del suo Land, la Turingia, aveva revocata la sua immunità per incitamento all’odio. Ma due giorni fa questo politico tedesco ha dichiarato di volere farla finita con l’inclusione delle persone con disabilità in Germania, a partire dalle scuole, perché «la loro presenza creerebbe stress negli allievi normodotati e rallenterebbe la loro formazione». Credevamo che la Germania avesse davvero compiuto un percorso virtuoso, soprattutto durante l’ultima parte del «periodo Merkel», quando l’immigrazione turca provocò un movimento di popolo per l’integrazione, coinvolgendo il Paese a tutti i livelli.

Sì, perché la diversità è un imbuto attraverso il quale passano tutti i diritti e l’emancipazione da tutte le differenze. Aspettiamo quindi una dichiarazione a proposito di quello che sta accadendo nella terra dei cugini tedeschi da parte del ministro per la disabilità italiano, Alessandra Locatelli, insieme a un doveroso (sarebbe ora!) riconoscimento a Franca Falcucci che nel lontano 1977 diede l’onore all’Italia di essere la prima nazione europea ad abolire le scuole speciali, che con un termine orrendo venivano chiamate «differenziali». Sappiamo ormai quanto la differenza ci arricchisca, quanto ci renda migliori. Sappiamo anche che il nostro essere europei ci impone una presa di posizione immediata. Presa di posizione che chiediamo anche al presidente del Consiglio Meloni, che ha voluto fra i suoi parlamentari due politici con disabilità importante. Il nostro mondo non può aspettare.


Fonte: Corriere della Sera

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