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mercoledì, 7 Ottobre, 2026

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Tagli UE, il conto lo pagano i più deboli: caregiver e persone fragili diventano la variabile sacrificabile del nuovo bilancio europeo

Mentre a Bruxelles si discutono numeri, percentuali e “rimodulazioni”, fuori dai palazzi europei la traduzione è molto più semplice: meno assistenza, meno servizi, più solitudine per chi già vive sul filo.

Le bozze del nuovo bilancio pluriennale UE 2028-2034 parlano chiaro. Per l’Italia si profila un taglio di circa 10 miliardi di euro, pari al 12% delle risorse rispetto al ciclo precedente. Ma il dato davvero politico — non tecnico — è dove si decide di tagliare: coesione territoriale e politiche sociali.

Non sprechi. Non inefficienze amministrative. Non privilegi consolidati.
Si riducono proprio i fondi che tengono in piedi il welfare reale: assistenza domiciliare, inclusione lavorativa dei disabili, sostegno ai caregiver familiari, formazione per chi rischia l’esclusione sociale.

Il Fondo Sociale Europeo Plus, finora uno dei pochi strumenti con risorse dedicate alla protezione sociale, rischia di essere svuotato e trasformato in una voce generica e comprimibile. Per l’Italia si passerebbe da circa 15 miliardi a poco più di 5 miliardi. Tradotto: oltre metà degli interventi potenzialmente evaporati prima ancora di iniziare.

Nel frattempo, il nuovo impianto di bilancio mette le politiche europee una contro l’altra in una sorta di gara permanente: sicurezza contro inclusione, migrazioni contro welfare, agricoltura contro diritti sociali. Una competizione artificiale che scarica sulle fasce più fragili il prezzo delle nuove priorità geopolitiche.

Il risultato è prevedibile: quando le risorse diventano flessibili, i diritti diventano opzionali.

E mentre si parla di resilienza, transizione e futuro, milioni di caregiver continuano a sostituire gratuitamente ciò che lo Stato e l’Europa progressivamente arretrano: ore di assistenza invisibile, rinunce lavorative, impoverimento familiare, isolamento sociale.

Non è un incidente tecnico. È una scelta politica.

Per questo chiediamo:

– che il Governo italiano renda pubblica la propria posizione negoziale e smetta di presentare come inevitabili decisioni che sono invece contestabili;
– che il Parlamento europeo garantisca fondi sociali vincolati e non sacrificabili nelle trattative finali;
– che venga riconosciuto formalmente il ruolo economico e sociale dei caregiver, oggi pilastro non retribuito del welfare europeo.

Un’Unione che trova risorse per ogni emergenza ma non per la fragilità quotidiana rischia di perdere la propria legittimità sociale prima ancora di quella economica.

Perché il vero deficit europeo non è di bilancio.
È di priorità.

Marco macri
Portavoce di genova inclusiva e referente nazionale rete caregiver disabilita italia

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