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giovedì, 23 Maggio, 2024

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“È in crisi il “rapporto” fra gli Enti del Terzo Settore e i cittadini attivi?” di Sergio Silvotti

È bene chiarire che sarebbe sbagliato, in questa fase di attuazione della riforma del terzo settore, voler fare un’analisi del sistema di relazioni in cui vivono e operano gli ETS – Enti del Terzo Settore.
Attualmente il RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore), che è lo strumento cardine dell’implementazione della legge di riforma del terzo settore, è sostanzialmente ancora in costruzione e la maggior parte delle organizzazioni che vi sono iscritte più che interrogarsi su cosa è cambiato e cosa cambierà rispetto all’assetto precedente si devono concentrare su come adempiere agli atti che la normativa richiede per iscriversi e per permanere iscritte al registro unico nazionale (cioè devono capire come acquisire e non perdere la qualifica di ETS).
Un’attenzione che si concentra prevalentemente, se non esclusivamente, su aspetti formali: come tradurre nei modelli previsti dalla normativa le informazioni sul rispetto economico delle attività? Come produrre documenti attraverso i quali dare conto della loro efficacia e degli esiti a cui potrebbero portare? Come rendicontare le relazioni avute con la Pubblica Amministrazione, i cittadini, i soggetti del mercato nello svolgimento delle attività?
Siamo cioè nella fase in cui la maggior parte degli enti iscritti al RUNTS sono concentrati sul come dar conto del modo in cui interpretano i loro compiti e le loro funzioni.
In conclusione siamo in una fase in cui le energie e le attenzioni degli ETS sono assorbite dall’impegno a rispondere correttamente, con il linguaggio e la procedura prevista, alle richieste delle disposizioni attuative della legge di riforma: non ne rimangono per interrogarsi su cosa sostanzialmente stia cambiando.

Tre punti importanti
Eppure, oltre che alle norme attraverso le quali si riconosce il terzo settore, si dà pubblico riconoscimento del valore della sua azione, è evidente che sono in corso cambiamenti profondi di ordine demografico, sociale, economico, culturale, del modo di vivere e rispettare l’ambiente, di informarsi o di rapportarsi con territori, con donne, uomini, popolazioni di altre nazioni e di altri continenti.
Questa premessa ci permette di precisare tre punti. Primo: per gli importanti cambiamenti al contesto le organizzazioni di terzo settore -sia gli ETS (ovvero gli enti iscritti al RUNTS), sia quelle che non si sono iscritte- dovranno misurarsi con sfide assolutamente nuove per rispondere adeguatamente ai bisogni della persona e provare ad organizzare soluzioni ai problemi delle comunità e dei territori. Secondo: con l’attuazione della legge di riforma si trovano ad affrontare questo impegno con un assetto, attraverso un sistema di relazioni e con rapporti di collaborazione modificati esplicitamente e in profondità. Terzo: attualmente (e molti indizi ci dicono che questa fase non durerà poco) sono costrette a destinare una quota rilevante delle loro energie e competenze agli aspetti formali dei cambiamenti indotti dalla riforma.

Organizzarsi per collaborare
Perché questa avvertenza e perché fissare questi tre punti? Cosa ha tutto questo a che vedere con il rapporto tra le organizzazioni di terzo settore ed i cittadini attivi?
Le organizzazioni di terzo settore sono nate e si sono sviluppate come soluzioni organizzative per chi voleva collaborare con altri al fine di mettere in campo la propria iniziativa su obiettivi di interesse generale. Più precisamente cittadine e cittadini si sono organizzati per rispondere al loro bisogno di collaborare, vivere una relazione di comunità o portare avanti un’attività che da soli non avrebbero potuto sostenere e in questo modo, grazie all’esercizio concreto di questa collaborazione, hanno realizzato che era possibile fare un ulteriore passo avanti trovando un accordo su finalità più generali (oggi si direbbe “più sfidanti”) e mettersi a disposizione con più forza e più strumenti per rispondere ai bisogni di chi non ce la faceva da solo, segnalare i bisogni o i problemi di chi o ciò che non ha voce, dare modo alle persone di esprimere la loro cittadinanza e voglia di protagonismo sociale e alle risorse delle comunità di attivarsi per costruire un futuro desiderato.
Questo il percorso che ha portato alla nascita di tante organizzazioni di terzo settore. Nel tempo, soprattutto negli anni che vanno dal secondo dopoguerra alla fine del secolo scorso, le organizzazioni di terzo settore hanno avuto la capacità e hanno investito sulla collaborazione fra di loro dando vita a strutture territoriali, regionali, nazionali e a reti interassociative. L’hanno fatto per darsi reciproco supporto e anche stimoli, ma soprattutto per potersi porre orizzonti di lavoro più ambiziosi.

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