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giovedì, 25 Luglio, 2024

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Crisi climatica: Save the Children, in discussione domani alla Corte Europea un caso rivoluzionario sul clima sollevato dai sei giovani e bambini contro 32 paesi europei

Mercoledì 27 settembre si è tenuta, l’udienza del caso Duarte Agostinho – il primo caso sui cambiamenti climatici mai portato davanti alla Corte e il primo contro un numero così ampio di Stati -, una tappa cruciale per i diritti dei bambini e del pianeta. Save the Children ha presentato un’istanza ufficiale come terza parte alla Corte nel maggio 2021 e da allora ha seguito da vicino l’iter legale.

Nel caso, i sei giovani che hanno fatto ricorso – André (15 anni), Catarina (23 anni), Cláudia (24 anni), Mariana (11 anni), Martim (20 anni) e Sofia (18 anni) – sostengono che 32 Paesi europei[1] non stiano adottando misure adeguate per mantenere l’aumento del riscaldamento globale al di sotto della soglia di + 1,5°C e non stanno quindi rispettando gli impegni assunti con l’Accordo di Parigi del 2015. Sostengono, inoltre, che l’inerzia dei Paesi minaccia i loro diritti alla vita e a un ambiente sano e protetto, come garantito dalla normativa europea.

Il caso è stato presentato nel settembre 2020 e all’epoca era la prima azione sul cambiamento climatico portata davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Se ci fosse un esito positivo, i Paesi saranno legalmente vincolati a intraprendere maggiori azioni per affrontare la crisi climatica. La Corte ha concesso al caso uno status di priorità e lo ha rinviato alla Grande Camera della Corte  per l’importanza delle questioni sollevate.

L’istanza di Save the Children riguarda la vulnerabilità specifica dei bambini agli effetti della crisi climatica e illustra l’impatto sul loro diritto alla sicurezza, alla salute, all’istruzione e a un futuro prospero.

Una recente ricerca di Save the Children mostra che un bambino nato nel 2020 sperimenterà in media quasi sette volte più ondate di calore nel corso della sua vita rispetto alla generazione dei suoi nonni. I diritti dei bambini devono essere tutelati immediatamente, vista la minaccia sistemica rappresentata dai cambiamenti climatici e le gravi ripercussioni su tutti loro, in particolare su quelli colpiti da disuguaglianze e discriminazioni. Anche il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia ha recentemente stabilito che l’inazione dei governi e delle imprese nell’affrontare la crisi ambientale costituisce una violazione dei diritti dell’infanzia.

“I bambini sono in prima linea nella crisi climatica, quindi è essenziale che abbiano a disposizione piattaforme per esprimere le loro preoccupazioni e chiedere conto ai responsabili. Sosteniamo il ruolo dei bambini come leader dell’azione per il clima. Siamo al fianco di Sofia, Catarina, Cláudia, André, Mariana e Martim, che ora possono far sentire le loro preoccupazioni alla Corte europea dei diritti dell’uomo,” ha dichiarato Ulrika Cilliers, Direttore Globale per le Politiche e l’Advocacy di Save the Children.

“Nonostante le catastrofiche implicazioni della crisi climatica sui diritti dei bambini e per quanto il crescente movimento globale di bambini chieda un’azione ambiziosa per arginarla, i minori continuano ad essere esclusi dalle discussioni, dagli impegni e dalle politiche sul clima. Il mondo deve riconoscere la legittimità e il ruolo della voce dei bambini e la loro leadership nel movimento per il clima. I governi devono stabilire metodi a misura di bambino per facilitare il coinvolgimento dei minori nella definizione delle politiche climatiche e le loro indicazioni devono essere prese realmente in considerazione. La crisi climatica è davvero una crisi dei diritti dell’infanzia. Senza un’azione adeguata, la sopravvivenza, lo sviluppo e l’istruzione dei bambini sono a grave rischio, così come l’ambiente in cui cresceranno”.

In relazione all’istanza presentata, Save the Children è assistita   pro bono dallo studio legale Hausfeld & Co. LLP, insieme a un team di avvocati composto da Tim Otty QC e Ravi Mehta del Blackstone Chambers, e da Emma-Louise Fenelon del 1 Crown Office Row.


[1] Il caso è stato originariamente presentato contro tutti i 27 Stati membri dell’UE più Norvegia, Russia, Svizzera, Turchia, Ucraina e Regno Unito. Nel frattempo, i ricorrenti hanno ritirato la causa contro l’Ucraina, quindi gli Stati convenuti sono ora 32.

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