01 Marzo 2021 - 13:42

    Bombardieri: “Bene aprire le fabbriche. E ora si pensi ai precari"

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    In un’intervista realizzata da La Repubblica, Pierpaolo Bombardieri spiega i fattori necessari sui luoghi di lavoro per fronteggiare la pandemia e proteggere ai lavoratori.

    Sì alle vaccinazioni nelle fabbriche e a tutte le iniziative che possano “accelerare le operazioni per tutta la popolazione”. Il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri rivendica anzi una “primogenitura” sindacale della proposta lanciata ieri dalle pagine di Repubblica dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi: “In occasione dell’incontro con il ministro del Lavoro, il 14 febbraio, era stato anzi proprio Casasco, il segretario della Confapi, a proporlo a Orlando”.


    Sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e delle loro famiglie quindi non ci sono divergenze tra sindacati e organizzazioni imprenditoriali?
    “Penso che la convergenza su questo progetto dimostri che le parti sociali sono disposte a fare la propria parte nella gestione dell’emergenza, e che sia il momento di metterci seduti intorno a un tavolo con il governo. Ad oggi ancora i vaccini non ci sono, ma prima o poi arriveranno, e a quel punto dobbiamo farci trovare pronti per distribuirli il prima possibile a tutta la popolazione”.

    I protocolli per la sicurezza nei posti di lavoro stanno funzionando?
    “Sono stati accordi molto complicati, ricordo di aver lasciato il tavolo più volte durante le trattative, ma ritengo che alla fine sul tema della sicurezza le parti sociali abbiamo mostrato la capacità di interpretare i bisogni del Paese. Ma rimane aperta la questione dei precari: c’è differenza tra le condizioni di lavoro di una fabbrica con una forte presenza sindacale e quelle dei posti di lavoro dove non c’è sindacato e i lavoratori sono sfruttati. A Bologna abbiamo provveduto noi ai tamponi per i rider. Il problema della sicurezza e della prevenzione per i precari e per chi fa un “lavoretto” va affrontato con il governo”.

    Anche la questione della sicurezza di chi lavora in smart working finora non è stata affrontata.
    “Lì c’è anche una questione dell’organizzazione del lavoro: perché lo smart working diventi volano dello sviluppo noi pensiamo che possa ragionare in termini di valutazione della produttività sulla base del raggiungimento degli obiettivi, e non più dell’orario di lavoro. E quindi si potrebbe prospettare anche una riduzione dell’orario di lavoro, a parità di retribuzione”.

    Come in Spagna, con la riduzione della settimana lavorativa da quattro a cinque giorni?
    “No, il criterio deve essere quello del raggiungimento degli obiettivi, con orario variabile, facendo anche a meno di timbrare il cartellino, come già è avvenuto in alcune aziende. E’ una strada perseguibile, ogni settore potrebbe poi declinarla secondo le proprie esigenzecerto non deve diventare una strada perché poi il datore di lavoro riduca i salari”.
     
    La convergenza di vedute con le organizzazioni datoriali si ferma alla sicurezza. Sul blocco ai licenziamenti Confindustria è disposta al massimo ad accettare una proroga selettiva.
    “Noi diciamo che in questa situazione, in attesa di definire la riforma degli ammortizzatori sociali e le politiche attive del lavoro, il blocco dei licenziamenti serve a garantire ai lavoratori e alle lavoratrici la tranquillità per attraversare questo periodo pesante. Inoltre gli ammortizzatori straordinari sono sostenuti dal programma Ue Sure, che si è esaurito, si sta discutendo se rifinanziarlo. Noi riteniamo che il governo italiano debba sostenere la scelta di farlo diventare stabile”.

    La riforma degli ammortizzatori sociali richiederà del tempo. Quali sono le vostre proposte?
    “Noi sosteniamo che sia necessario provvedere a una copertura per tutti i lavoratori, ma non attraverso un ammortizzatore universale, perché la riforma va effettuata alla luce di due principi, quello assicurativo e quello solidaristico, e quindi deve esserci per tutti, compresi gli autonomi iscritti alle casse, un contributo da parte dei settori di provenienza, altrimenti il rischio è che si scarichi tutto sulla fiscalità generale, il che non significa rafforzare il sistema degli ammortizzatori sociali, ma indebolirlo. Poi semmai si può anche pensare a un sistema simile a quello del bonus/malus per le aree in cui non ci sia la capacità di intervenire. Il confronto con il governo deve iniziare subito”.

    Anche sulle politiche attive verrà aperto un tavolo. Si parla di riformare il sistema dell’Anpal.
    “Penso che tutti oggi partano dal presupposto che sia necessario investire sulle politiche attive, e quindi sulla formazione e riqualificazione, per aiutare chi ha perso il lavoro a trovarne un altro. Ma questo deve anche significare non disperdere quello che si è fatto finora: abbiamo dei professionisti selezionati per gestire le politiche attive, i navigator, che tra l’altro sono anche pochi rispetto al personale che viene impiegato in questi servizi nel resto dell’Europa. Farli andar via sarebbe un grave errore”.

    I tavoli da aprire sono diversi. Voi siete stati convocati da Draghi già in sede di consultazione, e da Orlando prima ancora del giuramento. Un segno di attenzione che vi rende fiduciosi nel dialogo con il nuovo governo?
    “Io sono cauto, perché in una situazione così drammatica aspetto di verificare quali saranno le effettive politiche economiche e sociali del governo. Abbiamo apprezzato che Draghi ci abbia convocato subito, ma il giudizio è sospeso. Ogni giorno ascoltiamo lavoratori e lavoratrici che hanno perso la speranza nel futuro, per se stessi e per i propri figli, che non riescono a trovare uno sbocco professionale, e quindi non riesco ad essere ottimista. Spero che le teorie di Draghi siano quelle del professor Caffè, e non quelle delle politiche di austerità e del patto di stabilità”.

     

     

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