Francesco Provinciali, inviato di Start Magazine, ha intervistato S.E. Mons. Vincenzo Paglia, arcivescovo e attualmente Presidente della Pontificia Accademia per la Vita e Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia. Consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio ed autore di saggi di carattere religioso e sociale tradotti in varie lingue.
Il tema principale dell'intervista sono state le cure palliative. Durante il colloqui si è andato ad indagare sulla loro importanza e della loro applicazione su pazienti malati terminali ma anche sugli anziani.
"Gli anziani sono una parte “debole” della nostra società, insieme ai malati, ai minori e ai bambini. Tuttavia è importante effettuare delle distinzioni. Non tutti gli anziani sono malati, anzi. E non tutti i malati sono anziani […] una società che voglia dirsi umana e civile, all’altezza dei nostri tempi, deve prendersi cura di tutta la popolazione e soprattutto delle fasce più deboli, di chi da solo “non ce la fa”.
Si è proseguito parlando del cambiamento che le cure palliative hanno subito nel corso del tempo, di come, sempre in questo ambito, sia importante potenziare il sistema di assistenza.
"[…] C’è da dire che su 14 milioni di ultrassessantacinquenni, in Italia, di cui 7 milioni dai 75 anni in su, il sistema delle RSA si occupa direttamente di 200 mila anziani. Ecco perché è necessario non smantellarle, ma potenziare in maniera nuova tutto il sistema di assistenza. In base a un principio semplice: vivere in casa propria fin quando è possibile. E certo si può realizzare l’obiettivo attraverso una rete di servizi che gravitano intorno alla persona anziana e al suo mondo, per non lasciarla sola."
Successivamente si è conversato quale sia la differenza tra cure palliative ed eutanasia, della figura del medico e del diritto di autodeterminazione del paziente.
"Si è entrati in quella fase che viene definita post-Ippocratica. Essa comporta una maggiore attenzione alla persona malata, in modo che possa decidere a quali trattamenti sottoporsi tra quelli disponibili e adeguati alla sua situazione clinica, possibilmente coinvolgendo le persone care che sono disponibili a partecipare e sostenere le sue scelte. Per poter assumere queste decisioni il paziente deve quindi essere informato." continua "Nella pratica la situazione non è così semplice per la complessità delle informazioni che occorre trasmettere e per il rischio di ridurre la relazione tra medico e paziente a una sorta di contratto che regola la erogazione di prestazioni asettiche. Occorre situare il consenso informato nel quadro della relazione di cura."
Infine, Provinciali ha chiesto quale fosse la posizione della Pontificia accademia per la vita per quanto riguarda "la liceità etica e giuridica della sedazione palliativa profonda continua" definita dalla legge n. 38/2010, emanata dal pronunciamento del Comitato Nazionale di Bioetica (CNB) e la legge 219/2017:
"La terapia del dolore è un obiettivo da perseguirsi con determinazione, anche se in passato non sono mancate ambiguità in ambito cattolico. Papa Pio XII aveva legittimato con chiarezza, distinguendola dall’eutanasia, la somministrazione di analgesici per alleviare dolori insopportabili non altrimenti trattabili, anche qualora, nella fase di morte imminente, fossero causa di un accorciamento della vita (cfr. Acta Apostolicae Sedis XLIX [1957],129- 147)."
S.E. Mons. Vincenzo Paglia continua "Parole che il papa ha attualizzato nel messaggio che ci ha inviato per il convegno sulle cure palliative del 2018: <<Oggi, dopo molti anni di ricerca, l’accorciamento della vita non è più un effetto collaterale frequente, ma lo stesso interrogativo si ripropone con farmaci nuovi, che agiscono sullo stato di coscienza e rendono possibili diverse forme di sedazione. Il criterio etico non cambia, ma l’impiego di queste procedure richiede sempre un attento discernimento e molta prudenza. Esse sono infatti assai impegnative sia per gli ammalati, sia per i familiari, sia per i curanti: con la sedazione, soprattutto quando protratta e profonda, viene annullata quella dimensione relazionale e comunicativa che abbiamo visto essere cruciale nell’accompagnamento delle cure palliative. Essa risulta quindi sempre almeno in parte insoddisfacente, sicché va considerata come estremo rimedio, dopo aver esaminato e chiarito con attenzione le indicazioni>>."
Infine, si è conclusa l'intervista chiedendo quali iniziative di presenza, assistenza e accompagnamento si possono realizzare in ambito delle cure palliative perinatali e pediatriche.
"[…] Sono un campo di azione delicatissimo per la medicina e per la bioetica, perché si ha a che fare con le persone più vulnerabili per definizione: i bambini appena nati e in tanti casi con diagnosi problematiche già nel periodo di gestazione. Con i problemi collegati: le aspettative dei genitori, le possibilità di intervento, la collaborazione indispensabile tra medici e familiari e le ricadute emotive e psicologiche. È un terreno da esplorare […].
Per questo abbiamo deciso un primo appuntamento di studio e di ricognizione dei protocolli esistenti. Il 1° dicembre, dalle 14 alle 17, ci interrogheremo su questo tema, insieme ad alcuni dei maggiori esperti internazionali. È un appuntamento aperto, in inglese, con traduzione simultanea in italiano. Il link, per chi è interessato, è questo:
https://us06web.zoom.us/webinar/register/WN_TKldaxncRNi0y_sQO3siyg "
Per l'articolo completo è possibile consultare il sito.
