“Nel 1997 avevo 22 anni, fu allora che in reparto incontrai Claudio, il primo adulto FC che io ricordi. Aveva 33 anni e gli chiesi di vedere la sua carta d’identità. Oggi succede il contrario di un tempo: ci sono pochi bambini ricoverati e si vedono soprattutto adulti. Io stessa lo sono diventata. È una vittoria. Gli anziani che abitano nella mia via mi chiedono se faccio ancora le terapie, perché non sentono più il rumore a cui erano abituati. Quando spiego che le cure sono evolute, dicono ‘allora le cose sono cambiate! La ricerca è servita’. E si sentono compartecipi di qualcosa che ad oggi ha funzionato bene. Oggi l’aspettativa di vita media supera i quarant’anni. E’ più la strada fatta di quella da fare”.
