Paolo Ricca (1936-2024) era un noto teologo valdese italiano, attivista per il rafforzamento delle relazioni ecumeniche tra cristiani, editore delle opere di Martino Lutero, francofilo, e grande oratore. Era stato pastore di varie comunità in Lazio e in Piemonte, professore di teologia alla Facoltà di Roma dal 1976 al 2006, e, tra l’atro, membro della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese. Stimato oltre le frontiere italiane, faceva parte di una tradizione viva di intellettuali socialmente impegnati nel cristianesimo protestante contemporaneo, identificata, in Europa, a grandi figure come Karl Barth, Dietrich Bonhoeffer, Jacques Ellul, Roland de Pury, Suzanne de Dietrich, Jürgen Moltmann e altri. Paolo Ricca era attivo, ad esempio, nella lotta contro le violazioni dei diritti umani, un impegno incarnato dall’Azione Cristiani per l’Abolizione della Tortura, un’associazione internazionale ecumenica fondata nel 1974 da due donne protestanti francesi ispirate dal celebre pastore, teologo e attivista Tullio Vinay, la cui sezione italiana è stata purtroppo sciolta nel 2023.
Ho avuto la fortuna di ascoltarlo in conferenza alla Facoltà di teologia valdese di Roma nel febbraio del 2016, “La diversità protestante nell’Ecumene cristiana”. Conservo il ricordo di un oratore limpido dallo stile pedagogico, talvolta ironico, sempre generoso. Il suo discorso era centrato su come la diversità protestante, nata nelle proteste dei Riformatori e nell’alterità imposta da Roma e dai poteri, ha generato dei nuovi modelli di chiese, sempre più vari. I cambiamenti nel cattolicesimo dopo il Concilio Vaticano II, non solo nelle pratiche dei pontefici ma anche nel fatto che i laici cattolici leggono la Bibbia e ne parlano, era valutato con un’opportunità per rafforzare i legami. Il suo appello era rivolto verso un ecumenismo di base, critico, non limitato alle grandi occasioni e le celebrazioni. Dopo la conferenza, ho scambiato qualche parola con il teologo, che era benevolente e incuriosito dalla presenza di un giovane francese nell’udienza.
In un’epoca di richiami servili o politicamente interessati a un cristianesimo dipinto come monolitico, eurocentrico e edulcorato, non è inutile ricordare e riascoltare voci come quella di Paolo Ricca.
Guillaume Silhol
