L’Italia storicamente, è stata una delle potenze coloniali che, soprattutto durante il fascismo, occupò e sfruttò diversi territori oltremare, purtroppo, ai danni dei suoi abitanti.
Uno dei tanti episodi è quello tra il 19 e il 21 di febbraio del 1937 nella quale a seguito dell'attentato alla vita del Vicerè Rodolfo Graziani da parte di alcuni partigiani etiopi; i soldati dell’esercito fascista, le squadracce di camicie nere e dei semplici coloni italiani per tre giorni massacrarono più di 20mila persone tra uomini, donne e bambini etiopi, scrivendo una delle più tragiche e violente pagine dell’Impero italiano, come venivano chiamate le colonie dal potere fascista.
In Etiopia, questa data è un giorno di lutto nazionale, ma per noi non ha nessun significato diverso da un normale giorno dell’anno.
Per questo motivo due anni fa, in occasione dell’84esimo anniversario della strage di Addis Abeba del dodicesimo giorno di Yekatit, il collettivo di Wu Ming 2 invitò tutte le persone antifasciste a ricordare le nefandezze del colonialismo italiano e, grazie all’idea dell’insieme di collettivi «Resistenze in Cirenaica», di formare una rete delle realtà che lottano per la decolonizzazione del paesaggio italiano, partendo dai nomi delle strade e delle piazze e dai monumenti. Nacque così la Federazione delle Resistenze (Fdr).
Per quest’anno è stata organizzata a Roma una settimana, finita domenica 19 febbraio, di eventi, proiezioni e dibattiti sul passato coloniale, con l'obiettivo di ricostruire una memoria collettiva veritiera dell’esperienza imperialista italiana.
La memoria di questo passato è sempre stata nascosta dietro la narrazione degli «italiani brava gente» che accompagna la storia coloniale nostrana, messa a paragone con le esperienze degli altri paesi visti come più violenti e insensibili.
«In 15 anni che sono in Italia, mi sono reso conto, durante gli incontri con le scuole, che il 90% degli studenti non sa nulla di questo passato, se non il minimo indispensabile che si trova sui libri» dice Zakaria, che insiste sul fatto che nelle ex colonie, e in particolare nella sua Somalia, anche la memoria è stata colonizzata.:«Quello che vedo nel mio paese è un colonialismo memoriale che elimina tutte le nefandezze commesse. Si raccontano solo le esperienze positive di quegli anni, anche nelle ex colonie». Una memoria perduta che, se venisse ritrovata, darebbe ai cittadini i mezzi per capire il presente. Come afferma Zakaria: «Se non facciamo i conti con il passato non possiamo pensare in un futuro migliore».
Tutte le info sull’evento al link: https://resistenzeincirenaica.com/2023/02/11/yekatit-12-19-febbraio-2023/
Paola Severini Melograni, moglie del grande storico moderno Piero Melograni studioso soprattutto degli eventi durante l’epoca fascista, in occasione del decennale dalla morte del marito, ha donato la sua biblioteca alla Fondazione del Corriere della Sera proprio per mantenere vivo il ricordo degli anni più bui del nostro passato e per non dimenticarlo, con la speranza che nessuno commetta più tali gesta.
