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giovedì, 22 Febbraio, 2024

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L’ultimo femminicidio: «Vere lezioni d’amore, fatte così», una riflessione di Luciano Moia

A chi tocca affiancare i genitori che rimangono i primi educatori per aiutarli in un’opera così complessa? Tutti gli interrogativi Educazione all’affettività e alla sessualità. Tante le proposte da valorizzare a livello diocesano, di movimenti, gruppi e associazioni. Ne scrive Luciano Moia su Avvenire di giovedì 23 novembre.

«Educare. Affettività. Sessualità. Tre parole che, come dimostra il caso della povera Giulia, non possiamo più pronunciare senza collegarle l’una alle altre in modo coerente e, soprattutto, convincente. Il problema è il “come”. Ma anche il “quando” e il “chi”. Cominciamo dall’ultima questione.

A chi tocca affiancare i genitori, che rimangono i primi educatori, per aiutarli in un’opera così complessa? Alla scuola? Agli educatori dell’oratorio? Ma servono competenze non improvvisate perché siamo in un ambito in cui una parola fuori posto può fare tanti danni? E quale progetto seguire? Siamo al “come”. Si tratta di una questione centrale. Un progetto di educazione all’affettività e alla sessualità mescola in modo equilibrato sottolineature antropologiche, riflessioni etiche e psicologiche, dati scientifici, rilievi esperienziali ma non dimentica neppure – in una prospettiva di educazione cristiana – la spiritualità e le parole del Vangelo. […]

Su giovani, educazione e sessualità si sono mossi da tempo anche Famiglie Nuove dei Focolari con un progetto internazionale che prevede incontri e laboratori, ma anche gli scout dell’Agesci, con un percorso articolato che ha raccolto segnali di disagio, ha aperto a momenti di ascolto, partendo con grande realismo dall’esperienza concreta delle persone, per arrivare a una proposta educativa davvero orientata in senso cristiano.

L’articolo completo è su Avvenire.

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