Da un pò di settimane, in Iran, sono ancora in corso le proteste in seguito alla morte di Mahsa Amini, ventiduenne curda che il 13 settembre era stata trattenuta dalla polizia morale per non aver indossato l'hijab. Il decesso della giovane, avviene tre giorni successivi al suo arresto dopo essere entrata in coma. Da allora, altri 100 morti e 1200 arresti si aggiugnono al bilancio delle proteste avvenute negli ultimi anni.
In occasione dell’uscita in Italia il 6 ottobre del film di Jafar Panahi, “Gli orsi non esistono” Gariwo ha deciso di trattare l’argomento degli artisti in Iran, anch’essi estremamente attenzionati al regime, intervistando Claudio Zito, fondatore del blog Cinema iraniano e di un volume dedicato al regista Jafar Panahi, Visioni di contrabbando, edito da Digressioni.
Claudio Zito spiega il mondo cinematografico in Iran, collegandosi inevitabilmente allo stato di molti artisti iraniani costretti a vivere all’estero come ad esempio Amir Naderi, Bahram Beizai, Bahman Ghobadi, e Samira, Mohsen e gli altri membri della famiglia Makhmalbaf. Altri sono in Iran e non possono lavorare liberamente né uscire dal paese, come Mohammad Rasoulof e Jafar Panahi, che è in carcere.
Per questo, in Iran si attua la censura di molti film. Inziata ancora prima della nascita vera e propria del cinema iraniano, sotto la dinastia Qajar, quando vigono limitazioni alla proiezione dei film stranieri per motivi religiosi. Con l’instaurazione della Repubblica Islamica (1979), i film vengono distrutti, modificati, tagliati con “magic maker”. Da un lato vuole “supervisionare” (ossia censurare) il cinema, dall’altro vuole usarlo come strumento di propaganda, perché sa che è fondamentale per consolidare il potere e chiamare il paese a raccolta contro l’invasore iracheno, che attacca l’Iran poco dopo la rivoluzione. L’esperto parla di come funziona la censura in Iran, ma anche come la popolazione tende ad aggirarla attraverso la pirateria.
Durante il colloquio si discuterà anche del Festival Fajr e sulla sua rilevanza a livello internazionale, quali sono i generi che hanno più successo nei cinema iraniani, sulla situazione difficile dei cineasti all’estero, che faticano ad ottenere i documenti necessari per spostarsi e sono, quindi impossibilitati nello spostarsi tra una nazione e l’altra dove spesso i loro film vengono premiati, perdendo così occasioni di lavoro, del tipo di sanzioni implementate dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti sull’importazione di prodotti in Iran che danneggia molte industrie iraniane, tra cui quella cinematografica, del suo libro e delle sue raccomandazioni in fatto di film.
Lo stesso giorno dell’uscita del film al cinema Sacher di Roma si è tenuta una serata dedicata al regista, introdotta dalla giornalista di Internazionale Francesca Gnetti e da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. I distributori Janus Films e Sideshow hanno acquisito i diritti dell’opera e intendono organizzare un’uscita nelle sale statunitensi per programmare una campagna per la candidatura alla miglior regia in occasione dei prossimi premi Oscar, affinché l’Oscar possa premiare Panahi e i registi che come lui lottano per la libertà di espressione.
É possibile leggere l’intera intervista qui.
