L’Internazionale della Terra potrà salvarci
A resposta somos nós, siamo noi la risposta. Lo dicono da tempo i movimenti indigeni del Brasile che hanno rilanciato questo slogan proprio durante le giornate fallimentari della cop30 di Belem.
La novità, come abbiamo visto, è che il collasso ecologico colpisce l’umanità ovunque. Siamo tutte e tutti sulla stessa barca, proprio perché la vita è una rete di vite interconnesse che si influenzano vicendevolmente. E sappiamo che, se non invertiamo la rotta, sarà sempre peggio, visti gli obiettivi della nuova oligarchia al potere, la crescita dei prelievi dell’economia estrattiva, l’aumento delle emissioni e delle guerre. Ma non basta lottare per non scomparire: serve una conversione culturale per uscirne e riconoscerci all’interno delle relazioni inseparabili, rafforzando l’unità nella diversità. Come fanno i movimenti del post-sviluppo, ridefinendo la civiltà, riterritorializzando le relazioni, agendo sul livello globale per restituire voce a chi voce non ha. Sono risveglio e speranza per l’umanità. Chiunque abbia a cuore le sorti di tutte e tutti non può che camminare al loro fianco. Perché guerre, collasso climatico e disuguaglianze non le fermiamo con le false soluzioni, a distanza, nell’etere o dagli spalti di qualche tifoseria, ma schierandoci. Respirando il dolore della disperazione e della fatica che fermenta insieme alla speranza generata dalle lotte dei movimenti del post-sviluppo. Sono loro che stanno cambiando il futuro con l’impegno diretto, le parole, la dignità, le relazioni e la cultura. (…) Mondi che contengono tanti mondi. Bisogna farli respirare, sostenere, vivere ed espandere. In un momento storico in cui sono sotto attacco valori fondamentali e non saranno le vecchie certezze a salvarci, rappresentano la più concreta speranza di cambiamento per l’umanità.
A cura di Virginia Victoria Godino
