Riportiamo un pezzo dell’intervista a Paola Severini Melograni dell’inviato di CorSera Stefano Lorenzetto:
Di lei l’ex ministro Renato Brunetta disse: «Ha il supermarket della sfiga». Per chiunque sarebbe stato uno stigma. Non per Paola Severini Melograni, giornalista e conduttrice televisiva. Nel 2016 costrinse la Rai a invitare a Sanremo il compianto Enzo Bosso, musicista affetto da una malattia neurodegenerativa. Fu premiata con uno share senza precedenti, 55 per cento, 13,5 milioni di teleutenti: «È vero, dai disabili ai detenuti, fino ai curdi, sono titolare dell’emporio delle disgrazie, frequentato da 5 milioni d’italiani. A Sanremo avemmo 10,5 milioni di spettatori anche con i Ladri di carrozzelle, che seguo da 38 anni. In tv non servono le fregnacce». Lo dice di ritorno da Pisa, dove alla Normale era accanto all’amica Paola Tricomi nel giorno del dottorato: «Vive attaccata a un tubo per respirare, riesce a muovere su un joystick solo tre dita della mano destra. Però il suo docufilm sul cielo, Per desiderio, ci mostra ciò che noi non vediamo». La vedova dello storico Piero Melograni, partito dal Pci e approdato alla Camera con Forza Italia, s’invaghì dell’handicap a 14 anni: «M’innamorai perdutamente di Antonio Guidi, futuro ministro della Famiglia. A 16 scappai di casa per stare con lui. A 17 lo sposai con la dispensa di papa Paolo VI. Dopo 9 mesi nacque Valentino, il primo dei nostri tre figli».
Guidi soffre di tetraplegia spastica.
«Determinata da un’asfissia a causa del parto prolungato. Era bellissimo. Aveva 12 anni più di me, si stava laureando in medicina. Non mi sono mai accorta della disabilità di nessuno. È un dono».
Però poi avete divorziato.
«Mi lasciò lui, nel 1997, dopo 24 anni di matrimonio. Si era innamorato di una donna più giovane del nostro primo figlio. Fu un dolore atroce, volevo morire».
E oggi?
«Ho rimosso. Mi ricordo solo le cose belle. Melograni, non credente, diceva: “Ti veglia l’angelo della dimenticanza”».
Come conobbe lo scrittore? C’erano 26 anni di differenza tra di voi.
«Tanti. Io stavo con un uomo molto più giovane e molto più figo di lui. Ma Piero era meglio di testa. Lo conobbi nel 1997, stava già in Parlamento. Aveva appena perso la compagna, l’attrice Margherita Guzzinati, che gli lasciò da accudire Nicolò, un ragazzo disabile, nato da un precedente matrimonio. Mi telefonò: “Non so come fare. Lei è un’esperta in materia, me l’ha detto Guidi. Può aiutarmi?”. La sua bontà mi colpì. Fece da padre ai miei figli più piccoli, Valerio e Diletta, che avevano 13 e 11 anni. Andava a scuola a parlare con i loro professori».
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