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venerdì, 12 Aprile, 2024

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PFAS: la mappa europea degli inquinanti eterni

In europa ci sono più di 17.000 siti contaminati dai PFAS, composti chimici considerati “perenni”. Il Forever Pollution Project, realizzato da giornalisti provenienti da 14 nazioni europee, tra cui anche l’italiano Gianluca Liva, è ora in grado di rivelare che in tutta Europa c'è molta piť contaminazione di quanto si sappia pubblicamente.

Il progetto ha prodotto una prima mappa della contaminazione da PFAS in Europa, con una metodologia scientifica mutuata dal PFAS Project Lab e dalla PFAS Sites and Community Resources Map degli Stati Uniti. Il progetto mostra che in Europa ci sono 20 impianti di produzione e piť di 2.300 siti che possono essere considerati hotspot di PFAS – luoghi in cui la contaminazione raggiunge livelli pericolosi per la salute delle persone.

COSA SONO I PFAS E QUALI SONO I LORO EFFETTI PER LA SALUTE

I PFAS sono sostanze per- e polifluoroalchiliche che si utilizzano per realizzare prodotti antiaderenti, antimacchia o impermeabili. Hanno una grande varietà di applicazioni; sono usati per la produzione di materiali come il Teflon o il Gore-tex e si possono trovare nella carta per alimenti, nelle padelle antiaderenti, nell’abbigliamento tecnico e nei tessuti impermeabili e anti-macchia. I PFAS non si degradano nell'ambiente e sono molto mobili, per cui possono essere rilevati in acqua, aria, pioggia, ma anche nei tessuti di animali.

Nell’essere umano, i PFAS agiscono come interferenti endocrini e in alcuni casi possono comportare alcune gravi conseguenze per la salute, come cancro e infertilità. È stato stimato che i PFAS gravano ogni anno sui sistemi sanitari europei per un importo compreso tra 52 e 84 miliardi di euro. All’inizio di febbraio 2023, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) ha pubblicato una proposta di divieto per tutti i PFAS, ma attualmente, le emissioni di PFAS non sono ancora regolamentate nell’UE.

Tutti gli esperti di PFAS intervistati da The Forever Pollution Project sono convinti che le soglie fissate dall’UE per l'attuazione nel 2026 siano troppo alte per proteggere la salute umana. Il problema è che è estremamente di cile e costoso sbarazzarsi di queste sostanze chimiche, una volta che si sono diffuse nell'ambiente. Il costo della bonifica raggiungerà probabilmente le decine di miliardi di euro. In molti luoghi, le autorità si sono già arrese e hanno deciso di tenere le sostanze chimiche tossiche nel terreno, perché non è possibile bonificare.

IL PROGETTO

Oltre a realizzare la prima mappa europea sulla contaminazione da PFAS, The Forever Pollution Project ha anche scoperto un ampio processo di lobbying per indebolire la proposta di divieto dei PFAS nell’UE. Diverse decine di richieste FOIA a Bruxelles e in altre città europee hanno rivelato che da mesi più di 100 associazioni industriali, think tank, studi legali e grandi aziende stanno lavorando per influenzare la Commissione europea e gli Stati membri al fine di indebolire l'imminente divieto sui PFAS.

Nel corso di diversi mesi di indagini, The Forever Pollution Project ha esaminato più di 1.200 documenti riservati della Commissione europea e dell'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), oltre a centinaia di fonti aperte. Analizzando questi documenti, i reporter di The Forever Pollution Project sono stati in grado di mostrare come le aziende, da Chemours a 3M o Solvay, stanno cercando aggirare il divieto.

«La mappa da poco pubblicata si basa sui dati a disposizione in Europa: dati da agenzie regionali, registri di attività produttive, aeroporti, basi militari e tutti quei luoghi in cui la contaminazione da PFAS è accertata o presunta», ha precisato Gianluca Liva di RADAR Magazine, «ciò che si vede nella mappa, però, rappresenta una totale sottostima dell’inquinamento da PFAS. A oggi nessuno conosce la reale portata della contaminazione. Questo progetto cross border ha il merito di catturare, su scala europea, l’attenzione su un problema che non è più possibile ignorare. Non possono essere le sole comunità più colpite a occuparsene. L’impegno deve essere trasversale».

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