Dopo un quarto di secolo Luca Pancalli lascerà la presidenza del Comitato Paralimpico italiano (Cip). Il 26 giugno il sessantunenne avvocato romano proverà a diventare numero uno del Coni. Ne scrive su Avvenire Mario Nicoliello, in un pezzo di cui riportiamo un estratto:
Presidente, come è maturata la decisione di lasciare il Cip?
«Al termine di una lunga riflessione sul mio futuro, avviata più di un anno fa e basata su una visione strategica di quanto realizzato. Dopo la Paralimpiade di Parigi e i risultati straordinari raccolti dal movimento italiano ho realizzato che la mia esperienza potesse considerarsi conclusa».
Qual è il più grande traguardo raggiunto in questi anni?
«Non ce n’è solo uno, ma tanti, tutti connessi tra di loro e giunti in stagioni diverse. È come se avessi dovuto formare un bambino e accompagnarlo nella sua crescita, dall’infanzia all’adolescenza fino alla maggiore età. In ogni periodo abbiamo raggiunto ciò che ci eravamo prefissati, ma riguardando indietro penso che le pietre miliari siano state il riconoscimento del Cip come ente pubblico, la possibilità per i nostri atleti élite di entrare nei corpi militari dello Stato o nel gruppo sportivo paralimpico della Difesa, il lancio dei bandi per le settimane di avviamento allo sport paralimpico, la collaborazione con i centri di riabilitazione sparsi sul territorio».
